Direttiva del Ministro
dell’Interno 23 luglio 2018, Servizi di
accoglienza per i richiedenti asilo
L’elevato numero dei richiedenti asilo oggi presenti,
nonostante la sensibile contrazione dei flussi migratori, nelle strutture di
accoglienza ove permangono sino alla definizione dell’iter procedurale teso al
riconoscimento dello status – circa 2 anni e mezzo, anche in ragione del
generalizzato contenzioso – con significativi oneri a carico dell’Erario,
richiede una rivisitazione del sistema di accoglienza, anche mediante la
razionalizzazione dei servizi. E ciò appare ancora più ineludibile se si
considera che dalla attività di valutazione delle Commissioni per il
riconoscimento della protezione internazionale alla gran parte dei migranti in
ospitalità non è stato finora riconosciuto alcun titolo che ne abilita la
permanenza sul territorio nazionale.
L’azione, oltre a completare
l’intervento già avviato di potenziamento operativo delle Commissioni
territoriali per il riconoscimento dello status, a beneficio dei tempi di
permanenza nelle strutture, intende ridefinire i servizi di prima accoglienza
riservati ai richiedenti asilo, in linea con le raccomandazioni formulate dalla
Corte dei Conti nel marzo scorso al termine dell’indagine conoscitiva sul
sistema di prima accoglienza, con cui è stato stigmatizzato il “diritto di
permanenza indistinto” nei nostri centri, riconosciuto a chi non ha titolo,
con “oneri finanziari gravosi” a carico del bilancio dello Stato.
Pertanto, gli interventi di
accoglienza integrata volti al supporto di percorsi di inclusione sociale,
funzionali al conseguimento di una effettiva autonomia personale, dovranno
continuare ad essere prestati nelle sole strutture di secondo livello a favore
dei migranti beneficiari di una forma di protezione, mentre i servizi di prima
accoglienza vanno invece rivisitati anche in un’ottica di razionalizzazione e
contenimento della spesa pubblica.
Muovendo poi dall’analisi
dell’accoglienza così come oggi articolata nelle diverse province del nostro
territorio e non più caratterizzata dai soli grandi centri collettivi ma da una
differenziata ospitalità in strutture di medie e piccole dimensioni, per la
maggior parte costituite da singole unità abitative che evidenziano
un’accoglienza fondata piuttosto sulla individualità che sulla visione
collettiva, si intende rideterminare i servizi assistenziali e le connesse
modalità prestazionali calibrandoli alle diverse tipologie di ospitalità a
beneficio di più trasparenti ed appropriate attività gestionali.
Nel premettere che ai
richiedenti asilo, in attesa della conclusione della procedura per la
definizione dello status, sono riconosciute, in conformità ai principi stabiliti
dalla Direttiva 2013/33/UE, recepita dal D.lgs. n.142/2015, condizioni
materiali di accoglienza idonee ad assicurare loro una vita dignitosa tale da
garantirne il sostentamento e tutelarne la salute, occorre quindi in
particolare che:
- Con il nuovo impianto siano
individuati i servizi prestazionali per gli ospiti delle strutture di prima
accoglienza, avendo cura di declinarne le specificità e le modalità esecutive,
in coerenza con le dimensioni e le tipologie di struttura (individuali o collettive),
definendone il valore di riferimento.
Innovando l’attuale schema di
capitolato, fondato su un sistema di accoglienza indifferenziato, meglio
rispondente alle esigenze dei centri collettivi di grandi dimensioni, dovranno
poi essere delineati più schemi di bandi-tipo con relative basi d’asta, cui, al
fine di uniformare l’azione amministrativa e razionalizzare la spesa, le
Prefetture faranno riferimento per soddisfare le esigenze nei propri territori.
-
Fermo restando le maggiori attenzioni da dedicare alle categorie vulnerabili, i
comuni servizi di base di accoglienza devono includere, in linea con la
legislazione comunitaria, nello specifico, oltre all’alloggio e al vitto, la
cura dell’igiene, l’assistenza generica alla persona (mediazione linguistico-culturale,
informazione normativa …), la tutela sanitaria e un sussidio per le spese
giornaliere, nell’ambito di una corretta e trasparente gestione amministrativa.
- Le singole prestazioni
andranno anche rese con modalità diversificate e specificamente individuate,
più coerenti con la tipologia di accoglienza. A titolo esemplificativo, la
somministrazione dei pasti potrà essere assicurata mediante un sistema di mensa
nei centri collettivi o soddisfatta mediante la fornitura di derrate nei casi
di ospitalità in appartamenti ecc.…; in tale ultima circostanza il servizio di
pulizia dei locali potrà essere assicurato dagli stessi migranti previa
fornitura di specifici materiali, ovvero con un servizio ad hoc nelle strutture
di grandi dimensioni
-
Per le piccole strutture costituite da singole unità abitative situate sullo
stesso territorio o in ambiti contigui, al fine di conseguire economie di
scala, è necessario attivare connessioni e sinergie sul territorio attraverso
modalità di erogazione “in rete” di specifici servizi quali, ad esempio,
servizi amministrativi, mediazione linguistico-culturale, informazione normativa...
- Particolare attenzione deve,
infine, essere riservata alla determinazione delle basi d’asta dei servizi, da
individuare sulla scorta dei prezzi standard di riferimento stabiliti da
centrali di committenza, ovvero indicati dall’ANAC nelle proprie delibere, con
valenza regolatoria finalizzata al risparmio della spesa.
Le delineate linee di
intervento devono essere attuate con l’elaborazione, in raccordo con l’Autorità
nazionale Anticorruzione, di un nuovo capitolato - che approverò ai sensi della
vigente normativa con mio provvedimento - per la fornitura di beni e servizi,
comprensivo degli schemi di bando-tipo e delle altre disposizioni regolanti i
rapporti con gli enti gestori, cui i sigg.ri Prefetti dovranno attenersi nella
predisposizione delle gare d’appalto di competenza per l’accoglienza negli
hotspot e nelle strutture collettive e individuali dei richiedenti asilo.
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