Un sospettato può essere
nuovamente sottoposto a indagini in uno Stato Schengen qualora le precedenti
indagini in un altro Stato Schengen si siano concluse senza un’istruzione
approfondita
Corte di Giustizia UE 29 giugno 2016, n. C-486/14
Rinvio pregiudiziale – Convenzione di applicazione dell’accordo di
Schengen – Articoli 54 e 55, paragrafo 1, lettera a) – Carta dei
diritti fondamentali dell’Unione europea – Articolo 50 – Principio
del ne bis in idem – Ammissibilità dell’azione penale nei confronti di un
accusato in uno Stato membro dopo la chiusura del procedimento penale avviato a
suo carico in un altro Stato membro da parte della procura senza un’istruzione
approfondita – Assenza di esame della causa nel merito
Il principio del ne bis in idem sancito
all’articolo 54 della Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen del
14 giugno 1985 tra i governi degli Stati dell’Unione economica Benelux, della
Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese relativo
all’eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni, firmata a
Schengen (Lussemburgo) il 19 giugno 1990, letto alla luce dell’articolo 50
della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, deve essere
interpretato nel senso che una decisione del pubblico ministero che pone fine
all’azione penale e conclude definitivamente, salvo riapertura o annullamento,
il procedimento di istruzione condotto nei confronti di una persona, senza che
siano state irrogate sanzioni, non può essere considerata una decisione definitiva,
ai sensi di tali articoli, qualora dalla motivazione di tale decisione risulti
che il suddetto procedimento è stato chiuso senza che sia stata condotta
un’istruzione approfondita, laddove la mancata audizione della vittima e di un
eventuale testimone costituisce un indizio dell’assenza di un’istruzione
siffatta.
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
29 giugno 2016
Nella causa C‑486/14,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale
proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dallo Hanseatisches
Oberlandesgericht Hamburg (Tribunale regionale superiore di Amburgo, Germania),
con decisione del 23 ottobre 2014, pervenuta in cancelleria il 10 novembre
2014, nel procedimento penale a carico di
Piotr Kossowski,
con l’intervento di:
Generalstaatsanwaltschaft Hamburg,
LA CORTE
(Grande Sezione),
composta da K. Lenaerts, presidente, R. Silva
de Lapuerta, M. Ilešič, L. Bay Larsen, J.L. da Cruz Vilaça e
F. Biltgen, presidenti di sezione, E. Juhász, A. Borg Barthet,
J. Malenovský, E. Levits, J.-C. Bonichot, A. Prechal
(relatore), C. Vajda, S. Rodin e K. Jürimäe, giudici,
avvocato generale: Y. Bot
cancelliere: M. Aleksejev, amministratore
vista la fase scritta del procedimento e in seguito
all’udienza del 29 settembre 2015,
considerate le osservazioni presentate:
– per
P. Kossowski, da I. Vogel, Rechtsanwältin;
– per la
Generalstaatsanwaltschaft Hamburg, da L. von Selle e
C. Rinio, in qualità di agenti;
– per il
governo tedesco, da T. Henze e J. Kemper, in qualità di agenti;
– per il
governo francese, da F.X. Bréchot, D. Colas e C. David, in
qualità di agenti;
– per il
governo dei Paesi Bassi, da M. Bulterman e M. de Ree, in qualità di
agenti;
– per il
governo polacco, da B. Majczyna, J. Sawicka e M. Szwarc, in
qualità di agenti;
– per il
governo del Regno Unito, da L. Christie, in qualità di agente, assistito
da J. Holmes, barrister,
– per il
governo svizzero, da R. Balzaretti, in qualità di agente;
– per la Commissione europea,
da W. Bogensberger e R. Troosters, in qualità di agenti,
sentite le conclusioni dell’avvocato generale,
presentate all’udienza del 15 dicembre 2015,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1 La
domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 54
e 55 della Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen del 14 giugno
1985 tra i governi degli Stati dell’Unione economica Benelux, della Repubblica
federale di Germania e della Repubblica francese relativo all’eliminazione
graduale dei controlli alle frontiere comuni, firmata a Schengen (Lussemburgo)
il 19 giugno 1990 ed entrata in vigore il 26 marzo 1995 (GU 2000, L 239,
pag. 19; in prosieguo: la «CAAS»), nonché dell’articolo 50 e dell’articolo
52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in
prosieguo: la «Carta»).
2 Tale
domanda è stata presentata nell’ambito di un procedimento penale avviato in
Germania a carico del sig. Piotr Kossowski (in prosieguo: l’«accusato»),
con la contestazione di aver commesso, il 2 ottobre 2005, atti che integrano il
reato di estorsione aggravata a fini di rapina sul territorio del suddetto
Stato membro.
Contesto normativo
Diritto dell’Unione
La
Carta
3 L’articolo
50 della Carta, intitolato «Diritto di non essere giudicato o punito due volte
per lo stesso reato», è redatto nei seguenti termini:
«Nessuno può essere perseguito o condannato per un reato
per il quale è già stato assolto o condannato nell’Unione a seguito di una
sentenza penale definitiva conformemente alla legge».
La CAAS
4 La CAAS è stata conclusa al fine
di garantire l’applicazione dell’Accordo tra i governi degli Stati dell’Unione
economica Benelux, della Repubblica federale di Germania e della Repubblica
francese relativo all’eliminazione graduale dei controlli alle frontiere
comuni, firmato a Schengen il 14 giugno 1985 (GU 2000, L 239,
pag. 13).
5 Gli
articoli 54 e 55 della CAAS figurano al titolo III, capitolo 3, della medesima,
il quale è intitolato «Applicazione del principio ne bis in idem». L’articolo
54 della CAAS recita:
«Una persona che sia stata giudicata con sentenza
definitiva in una Parte contraente non può essere sottoposta ad un procedimento
penale per i medesimi fatti in un’altra Parte contraente a condizione che, in
caso di condanna, la pena sia stata eseguita o sia effettivamente in corso di
esecuzione attualmente o, secondo la legge dello Stato contraente di condanna,
non possa più essere eseguita».
6 L’articolo
55 della CAAS così dispone:
«1. Una Parte contraente può, al momento della ratifica,
dell’accettazione o dell’approvazione della presente convenzione dichiarare di
non essere vincolata dall’articolo 54 in uno o più dei seguenti casi:
a) quando i
fatti oggetto della sentenza straniera sono avvenuti in tutto o in parte sul
suo territorio; in quest’ultimo caso questa eccezione non si applica se i fatti
sono avvenuti in parte sul territorio della Parte contraente nel quale la
sentenza è stata pronunciata;
(...)
4. Le eccezioni che
sono state oggetto di una dichiarazione ai sensi del paragrafo 1 non si
applicano quando la Parte
contraente di cui si tratta ha, per gli stessi fatti, richiesto l’instaurazione
del procedimento penale all’altra Parte contraente o concesso estradizione
della persona in questione».
7 In
sede di ratifica della CAAS, la
Repubblica federale di Germania ha formulato la seguente
riserva relativa all’articolo 54 della CAAS, conformemente all’articolo 55,
paragrafo 1, di quest’ultima (BGBl. 1994 II, pag. 631):
«La
Repubblica federale di Germania non è vincolata dall’articolo
54 della [CAAS]
a) quando i fatti
oggetto della sentenza straniera sono avvenuti in tutto o in parte sul suo
territorio (...)».
Il protocollo che integra l’acquis di Schengen
nell’ambito dell’Unione
8 La CAAS è stata inclusa nel
diritto dell’Unione dal protocollo (n. 2) sull’integrazione dell’acquis di
Schengen nell’ambito dell’Unione europea, allegato al Trattato UE, nella sua
versione precedente il Trattato di Lisbona, e al Trattato CE dal Trattato di
Amsterdam (GU 1997, C 340, pag. 93), al titolo di «acquis di
Schengen», come definito nell’allegato a tale protocollo. Quest’ultimo ha
autorizzato tredici Stati membri ad instaurare tra loro una cooperazione
rafforzata nell’ambito di applicazione dell’acquis di Schengen.
Il protocollo (n. 19) sull’acquis di Schengen
integrato nell’ambito dell’Unione europea
9 Il
protocollo (n. 19) sull’acquis di Schengen integrato nell’ambito dell’Unione
europea (JO 2010, C 83, pag. 290), allegato al Trattato di Lisbona, ha
autorizzato 25 Stati membri, nell’ambito istituzionale e giuridico dell’Unione,
ad attuare tra loro una cooperazione rafforzata nei settori riguardanti
l’acquis di Schengen. In tal senso, in forza dell’articolo 2 di tale
protocollo:
«L’acquis di Schengen si applica agli Stati membri di
cui all’articolo 1, fatte salve le disposizioni dell’articolo 3 dell’atto di
adesione del 16 aprile 2003 e dell’articolo 4 dell’atto di adesione del 25
aprile 2005. Il Consiglio si sostituisce al comitato esecutivo istituito dagli
accordi di Schengen».
Il diritto polacco
10 L’articolo
327 del Kodeks postępowania karnego (codice di procedura penale) recita, al suo
paragrafo 2:
«Un procedimento di istruzione definitivamente chiuso
può essere riavviato, con ordinanza della procura (...), nei confronti di una
persona che è stata oggetto di una procedura di istruzione in qualità di
sospettato qualora emergano elementi di fatto o di prova essenziali, che non
erano noti durante il procedimento precedente. (...)».
11 L’articolo
328 di tale codice dispone quanto segue:
«1. La procura generale può annullare un provvedimento
definitivo di chiusura del procedimento di istruzione nei confronti di una
persona che è stata oggetto di un procedimento di istruzione in qualità di
sospettato qualora accerti che la chiusura del procedimento di istruzione era
infondata (…)
2. Decorsi sei mesi
dal momento in cui la chiusura del procedimento di istruzione è diventata
definitiva, la procura generale può annullare o riformare la decisione o la sua
motivazione solo a favore del sospettato».
Procedimento principale e questioni pregiudiziali
12 Risulta
dalla decisione di rinvio che la Staatsanwaltschaft
Hamburg (procura di Amburgo, Germania) contesta all’accusato
di aver commesso, ad Amburgo (Germania), il 2 ottobre 2005, taluni atti
qualificati dal diritto penale tedesco come costitutivi del reato di estorsione
aggravata a fini di rapina. In tale occasione, l’accusato è fuggito al volante
del veicolo della vittima nel procedimento principale. Nei confronti
dell’accusato è stato avviato ad Amburgo un procedimento di istruzione.
13 Il
20 ottobre 2005, in occasione di un controllo stradale a Kołobrzeg (Polonia),
le autorità polacche hanno sottoposto a sequestro il veicolo condotto
dall’accusato e hanno arrestato quest’ultimo in esecuzione di un diverso
provvedimento detentivo emesso nei suoi confronti in Polonia in relazione a
un’altra vicenda. Dopo aver svolto ricerche sul veicolo condotto dall’accusato,
la Prokuratura
rejonowa w Kołobrzegu (procura distrettuale di Kołobrzeg, Polonia) ha avviato
nei suoi confronti un procedimento di istruzione relativo all’accusa di
estorsione aggravata a fini di rapina, in forza dell’articolo 282 del codice
penale polacco, per i fatti da lui commessi ad Amburgo il 2 ottobre 2005.
14 Nell’ambito
dell’assistenza giudiziaria reciproca, la Prokuratura okręgowa w
Koszalinie (procura regionale di Koszalin, Polonia) ha rivolto alla procura di
Amburgo una domanda di trasmissione di copie del fascicolo di istruzione. Tali
copie sono state trasmesse nel mese di agosto 2006.
15 Nel
mese di dicembre 2006, la procura distrettuale di Kołobrzeg ha inviato alla
procura di Amburgo la sua decisione del 22 dicembre 2006 che poneva fine, in
assenza di accuse sufficienti, al procedimento penale a carico dell’accusato.
16 È
pacifico che tale decisione era motivata dal fatto che l’accusato si era
rifiutato di deporre e che la vittima di cui trattasi nel procedimento
principale e un teste de relato risiedevano in Germania, di modo che non era
stato possibile sentirli durante il procedimento di istruzione e non era stato
pertanto possibile verificare le indicazioni, parzialmente imprecise e
contraddittorie, della suddetta vittima.
17 Il
giudice del rinvio aggiunge che, ai sensi della nota relativa ai mezzi di
ricorso allegata a tale decisione che conclude l’azione penale, le parti
interessate avevano il diritto di impugnare la decisione entro un termine di
sette giorni a decorrere dalla sua notifica. Non sembra che la vittima di cui
trattasi nel procedimento principale abbia proposto una siffatta impugnazione.
18 Dopo
aver ottenuto dall’Amtsgericht Hamburg (Tribunale distrettuale di Amburgo,
Germania), il 9 gennaio 2006, un mandato d’arresto nazionale nei confronti
dell’accusato, la procura di Amburgo ha emesso, il 24 luglio 2009, un mandato
di arresto europeo nei confronti dell’accusato. La consegna dell’accusato alla
Repubblica federale di Germania è stata chiesta alla Repubblica di Polonia con
lettera del 4 settembre 2009. Con decisione del sąd okręgowy w Koszalinie
(Tribunale regionale di Koszalin, Polonia) del 17 settembre 2009, l’esecuzione
del mandato di arresto europeo è stata negata alla luce della decisione che ha
posto fine al procedimento penale, emessa dalla procura distrettuale di
Kołobrzeg e qualificata da tale giudice come definitiva ai sensi del codice di
procedura penale.
19 Il
7 febbraio 2014, l’accusato, ancora ricercato in Germania, è stato arrestato a
Berlino (Germania). La procura di Amburgo ha formulato nei suoi confronti
un’imputazione il 17 marzo 2014. Il Landgericht Hamburg (Tribunale regionale di
Amburgo, Germania) ha negato il rinvio a giudizio, fondando la propria
decisione sull’estinzione della procedibilità, ai sensi dell’articolo 54 della
CAAS, dovuta alla decisione della procura distrettuale di Kołobrzeg che ha
posto fine al procedimento penale. Di conseguenza, con decisione del 4 aprile
2014, esso ha revocato il mandato di arresto contro l’accusato, di modo che
quest’ultimo, che si trovava in stato di custodia cautelare, è stato liberato.
20 Investito
di un appello proposto dalla procura di Amburgo, il giudice del rinvio ritiene
che, in base al diritto tedesco, qui applicabile, sussistano a carico
dell’accusato indizi sufficienti della commissione del reato, con la
conseguenza che dovrebbe essere dato avvio al procedimento principale dinanzi
al Landgericht Hamburg (Tribunale regionale di Amburgo) e dovrebbe essere
accolta la domanda di fissazione dell’udienza preliminare salvo che non vi osti
il principio del ne bis in idem ai sensi dell’articolo 54 della CAAS o
dell’articolo 50 della Carta.
21 A
tal riguardo, il giudice del rinvio si chiede se sia ancora valida la riserva
formulata dalla Repubblica federale di Germania ai sensi dell’articolo 55,
paragrafo 1, lettera a), della CAAS. Se così fosse, il principio del ne bis in
idem non potrebbe essere applicato al caso di specie, atteso che i fatti
contestati all’accusato sono avvenuti sul territorio tedesco e che i servizi
repressivi tedeschi non hanno richiesto l’instaurazione del procedimento penale
alle autorità polacche ai sensi dell’articolo 55, paragrafo 4, della CAAS.
22 Qualora
la suddetta riserva non sia valida, il giudice del rinvio si chiede, atteso che
i fatti perseguiti in Germania e in Polonia sono gli stessi, se, tenuto conto
della decisione della procura distrettuale di Kołobrzeg , si possa considerare
che l’accusato è stato «giudicato con sentenza definitiva», ai sensi
dell’articolo 54 della CAAS, ovvero «assolto (...) a seguito di una sentenza
penale definitiva», ai sensi dell’articolo 50 della Carta. Esso ritiene che il
procedimento principale sia diverso da quello all’origine della sentenza del 5
giugno 2014, M (C‑398/12, EU:C:2014:1057), a causa dell’assenza di
un’istruzione approfondita che ha preceduto la decisione del 22 dicembre 2006
che poneva fine al procedimento penale. Tale giudice, inoltre, nutre dubbi sul
problema se il carattere definitivo di una siffatta decisione sia soggetto
all’esecuzione di taluni obblighi che sanzionano il comportamento illecito.
23 In
tale contesto, l’Hanseatisches Oberlandesgericht Hamburg (Tribunale regionale
superiore di Amburgo) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre
alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1) Se le
riserve formulate dalle parti contraenti all’atto della ratifica della CAAS ai
sensi dell’articolo 55, paragrafo 1, lettera a), della CAAS – in
particolare la riserva [relativa all’articolo 54 della CAAS] – continuino
a valere dopo il trasferimento dell’acquis di Schengen nel contesto normativo
dell’Unione con il [protocollo (n. 2) che integra l’acquis di Schengen nell’ambito
dell’Unione europea], mantenuto dal [protocollo (n. 19) sull’acquis di Schengen
integrato nell’ambito dell’Unione europea]; se tali eccezioni costituiscano
limitazioni proporzionate all’articolo 50 della Carta ai sensi dell’articolo
52, paragrafo 1, di quest’ultima.
2) In caso di
risposta negativa: [s]e il principio del ne bis in idem sancito all’articolo 54
della CAAS e all’articolo 50 della Carta debba essere interpretato nel senso
che osta all’esercizio dell’azione penale nei confronti di un accusato in uno
Stato membro – nel caso di specie in Germania – quando il
procedimento penale avviato a suo carico in un altro Stato membro – nel
caso di specie in Polonia – è stato archiviato dalla procura per motivi
oggettivi in virtù della carenza di elementi di prova sufficienti – senza
l’adempimento di condizioni sanzionatorie e senza indagini dettagliate – e
può essere riaperto soltanto ove emergano circostanze essenziali, prima
sconosciute, senza che tali nuove circostanze sussistano tuttavia nello
specifico».
Sulla competenza della Corte
24 Si
evince dalla decisione di rinvio che la domanda di pronuncia pregiudiziale è
fondata sull’articolo 267 TFUE, mentre le questioni sollevate riguardano la CAAS, convenzione che rientra
nell’ambito del titolo VI del Trattato UE, nella sua versione applicabile prima
dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.
25 È
pacifico, a tal riguardo, che il regime previsto all’articolo 267 TFUE è
applicabile alla competenza pregiudiziale della Corte ai sensi dell’articolo
35 UE, a sua volta applicabile fino al 1° dicembre 2014, fatte salve
le condizioni previste da quest’ultima disposizione (sentenza del 27 maggio
2014, Spasic, C‑129/14 PPU, EU:C:2014:586, punto 43).
26 La Repubblica federale di
Germania ha effettuato una dichiarazione ai sensi dell’articolo 35, paragrafo
2, UE, con la quale essa ha accettato la competenza della Corte a pronunciarsi
secondo le modalità di cui al paragrafo 3, lettera b), di tale articolo, come
si evince dall’informazione relativa alla data di entrata in vigore del
Trattato di Amsterdam, pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità
europee del 1º maggio 1999 (GU 1999, L 114, pag. 56).
27 Pertanto,
il fatto che la decisione di rinvio non menzioni l’articolo 35 UE, bensì
faccia riferimento all’articolo 267 TFUE non può, di per sé, comportare
l’incompetenza della Corte a rispondere alle questioni proposte dallo
Hanseatisches Oberlandesgericht Hamburg (Tribunale regionale superiore di
Amburgo) (v., in tal senso, sentenza del 27 maggio 2014, Spasic, C‑129/14 PPU,
EU:C:2014:586, punto 45).
28 Risulta
da quanto precede che la Corte
è competente a rispondere alle questioni proposte.
Sulle questioni pregiudiziali
29 Con
le sue questioni, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, in primo luogo, se
sia ancora valida la dichiarazione formulata dalla Repubblica federale di
Germania ai sensi dell’articolo 55, paragrafo 1, lettera a), della CAAS e, in
secondo luogo, in caso di risposta negativa alla prima questione, se l’accusato
sia stato giudicato con sentenza definitiva, ai sensi dell’articolo 54 della
CAAS e dell’articolo 50 della Carta, in circostanze come quelle di cui trattasi
nel procedimento principale.
30 Poiché
il problema dell’eventuale applicabilità dell’eccezione alla regola del ne bis
in idem riportata all’articolo 55, paragrafo 1, lettera a), della CAAS si pone
solo qualora, in circostanze come quelle di cui trattasi nel procedimento
principale, una persona sia stata «giudicata con sentenza definitiva», ai sensi
dell’articolo 54 della CAAS, nel qual caso la suddetta regola dovrebbe quindi
trovare applicazione, occorre rispondere anzitutto alla seconda questione.
Sulla seconda questione
31 Occorre
subito ricordare che la Corte
ha già rilevato, al punto 35 della sentenza del 5 giugno 2014, M (C‑398/12,
EU:C:2014:1057), che poiché il diritto a non essere perseguiti o condannati due
volte per il medesimo reato è sancito tanto dall’articolo 54 della CAAS quanto
dall’articolo 50 della Carta, è alla luce di quest’ultimo che deve essere
interpretato l’articolo 54 della CAAS.
32 Occorre
pertanto considerare che, con la sua seconda questione, il giudice del rinvio
chiede, in sostanza, se il principio del ne bis in idem sancito dall’articolo
54 della CAAS, letto alla luce dell’articolo 50 della Carta, debba essere
interpretato nel senso che una decisione del pubblico ministero che pone fine
all’azione penale e conclude definitivamente, salvo riapertura o annullamento,
il procedimento di istruzione condotto nei confronti di una persona, senza che
siano state irrogate sanzioni, può essere considerata una decisione definitiva,
ai sensi di tali articoli, qualora il suddetto procedimento sia stato chiuso
senza che sia stata condotta un’istruzione approfondita.
33 Come
risulta dalla lettera dell’articolo 54 della CAAS, nessuno può essere
sottoposto a procedimento penale in uno Stato contraente per i medesimi fatti
per i quali è stato già «giudicat[o] con sentenza definitiva» in un altro Stato
contraente.
34 Affinché
una persona possa essere considerata «giudicata con sentenza definitiva» per i
fatti che le sono addebitati, ai sensi di tale articolo, occorre, in primo
luogo, che l’azione penale sia definitivamente estinta (v., in tal senso, sentenza
del 5 giugno 2014, M, C‑398/12, EU:C:2014:1057, punto 31 e giurisprudenza ivi
citata).
35 L’esame
di tale prima condizione deve essere svolto sulla base del diritto dello Stato
contraente che ha pronunciato la decisione penale di cui trattasi. Infatti, una
decisione che, secondo il diritto dello Stato contraente che ha avviato un
procedimento penale a carico di una persona, non estingue definitivamente
l’azione penale a livello nazionale, non può, in linea di principio, produrre
l’effetto di costituire un ostacolo procedurale all’avvio o al proseguimento di
un procedimento penale, per gli stessi fatti, a carico di tale persona in un
altro Stato contraente (v., in tal senso, sentenze del 22 dicembre 2008,
Turanský, C‑491/07, EU:C:2008:768, punto 36, nonché del 5 giugno 2014, M, C‑398/12,
EU:C:2014:1057, punti 32 et 36).
36 Nel
procedimento principale, risulta dalla decisione di rinvio che, nel diritto
polacco, la decisione della procura distrettuale di Kołobrzeg che pone fine al
procedimento penale estingue definitivamente l’azione penale in Polonia.
37 Risulta
inoltre dal fascicolo sottoposto alla Corte che né la possibilità, prevista
all’articolo 327, paragrafo 2, del codice di procedura penale, di riapertura
dell’istruzione giudiziaria qualora emergano elementi di fatto o di prova
essenziali che non erano noti durante il procedimento precedente, né la
possibilità, per la procura generale, di annullare, sulla base dell’articolo
328 di tale codice, una decisione definitiva di chiusura del procedimento,
qualora essa constati che la chiusura del procedimento d’istruzione non era
fondata, rimettono in discussione, nel diritto polacco, il carattere definitivo
dell’estinzione dell’azione penale.
38 Quanto
alle circostanze secondo le quali, da un lato, la decisione di cui trattasi nel
procedimento principale è stata adottata dalla procura distrettuale di
Kołobrzeg in qualità di pubblico ministero e, dall’altro, non è stata irrogata
una sanzione, esse non sono determinanti per valutare se tale decisione ponga
definitivamente fine all’azione penale.
39 Infatti,
l’articolo 54 della CAAS è altresì applicabile a decisioni emesse da
un’autorità incaricata di amministrare la giustizia penale nell’ordinamento
giuridico nazionale interessato, come la procura distrettuale di Kołobrzeg ,
che chiudono definitivamente il procedimento penale in uno Stato membro, benché
tali decisioni siano adottate senza l’intervento di un giudice e non assumano
la forma di una sentenza (v., in tal senso, sentenza dell’11 febbraio 2003,
Gözütok e Brügge, C‑187/01 e C‑385/01, EU:C:2003:87, punti 28 et 38).
40 Per
quanto riguarda l’assenza di una sanzione, occorre osservare che l’articolo 54
della CAAS non prevede la condizione che la sanzione sia stata subita o sia
attualmente in via di esecuzione, ovvero che possa essere eseguita secondo le
leggi dello Stato contraente di origine solo in caso di condanna.
41 La
menzione di una sanzione non può, pertanto, essere interpretata nel senso che
assoggetta l’applicabilità dell’articolo 54 della CAAS, al di fuori
dell’ipotesi di una condanna, ad una condizione aggiuntiva.
42 Per
determinare se una decisione come quella di cui trattasi nel procedimento
principale costituisca una decisione che giudica definitivamente una persona,
ai sensi dell’articolo 54 della CAAS, occorre, in secondo luogo, accertarsi che
tale decisione sia stata pronunciata a seguito di un esame condotto nel merito
della causa (v., in tal senso, sentenze del 10 marzo 2005, Miraglia, C‑469/03,
EU:C:2005:156, punto 30, e del 5 giugno 2014, M, C‑398/12, EU:C:2014:1057, punto
28).
43 A
tal fine, occorre tener conto dell’obiettivo perseguito dalla normativa in cui
rientra l’articolo 54 della CAAS, nonché del suo contesto (v., in tal senso,
sentenza del 16 ottobre 2014, Welmory, C‑605/12, EU:C:2014:2298, punto 41 e giurisprudenza
ivi citata).
44 A
tal riguardo, risulta dalla giurisprudenza della Corte che il principio del ne
bis in idem sancito da tale articolo mira non solo ad evitare, nello spazio di
libertà, sicurezza e giustizia, che una persona giudicata con sentenza
definitiva venga perseguita, per il fatto di esercitare il suo diritto di
libera circolazione, per gli stessi fatti sul territorio di diversi Stati
contraenti, al fine di garantire la certezza del diritto attraverso il rispetto
delle delle decisioni degli organi pubblici divenute definitive, in assenza di
armonizzazione o di ravvicinamento delle legislazioni penali degli Stati membri
(v., in tal senso, sentenze del 28 settembre 2006, Gasparini e a., C‑467/04,
EU:C:2006:610, punto 27; del 22 dicembre 2008, Turanský, C‑491/07,
EU:C:2008:768, punto 41, nonché del 27 maggio 2014, Spasic, C‑129/14 PPU,
EU:C:2014:586, punto 77).
45 Tuttavia,
d’altro lato, anche se l’articolo 54 della CAAS mira a garantire che una
persona che è stata condannata e ha scontato la sua pena o, se del caso, che è
stata definitivamente assolta in uno Stato contraente possa circolare
all’interno dello spazio Schengen senza dover temere di essere perseguita per
gli stessi fatti in un altro Stato contraente, esso non persegue la finalità di
proteggere un sospettato dall’eventualità di doversi sottoporre ad ulteriori
accertamenti, per gli stessi fatti, in più Stati contraenti (sentenza del 22
dicembre 2008, Turanský, C‑491/07, EU:C:2008:768, punto 44).
46 Infatti,
occorre a tal riguardo interpretare l’articolo 54 della CAAS alla luce
dell’articolo 3, paragrafo 2, TUE, secondo il quale l’Unione offre ai suoi
cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne,
in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure
appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, nonché la
prevenzione della criminalità e la lotta contro quest’ultima.
47 Pertanto,
l’interpretazione del carattere definitivo, ai sensi dell’articolo 54 della
CAAS, di una decisione in materia penale di uno Stato membro deve essere
condotta alla luce non solo della necessità di garantire la libera circolazione
delle persone, bensì anche della necessità di promuovere la prevenzione della
criminalità e di lottare contro quest’ultima all’interno dello spazio di
libertà, sicurezza e giustizia.
48 Considerato
quanto precede, una decisione che pone fine al procedimento penale come quella
di cui trattasi nella controversia principale, adottata in una situazione in
cui il pubblico ministero non abbia proseguito l’azione penale per il solo
motivo che l’accusato si era rifiutato di deporre e che la vittima e un
testimone de relato risiedevano in Germania, di modo che non era stato
possibile sentirli durante il procedimento d’istruzione e non era stato
possibile verificare le indicazioni della vittima, senza che sia stata condotta
un’istruzione più approfondita al fine di raccogliere ed esaminare elementi di
prova, non costituisce una decisione che è stata preceduta da un esame svolto
nel merito.
49 Infatti,
l’applicazione dell’articolo 54 della CAAS ad una siffatta decisione avrebbe
l’effetto di rendere più difficile, o di ostacolare, ogni concreta possibilità
di sanzionare negli Stati membri interessati il comportamento illecito
addebitato all’accusato. Da un lato, la detta decisione di chiudere la causa
sarà stata adottata dalle autorità giudiziarie di uno Stato membro senza alcuna
valutazione del comportamento illecito addebitato all’accusato. Dall’altro,
l’apertura di un procedimento penale in un altro Stato membro per gli stessi
fatti risulterebbe compromessa. Tale conseguenza contrasterebbe palesemente con
la finalità stessa dell’articolo 3, paragrafo 2, TUE (v., in tal senso,
sentenza del 10 marzo 2005, Miraglia, C‑469/03, EU:C:2005:156, punti 33 et 34).
50 Infine,
come la Corte
ha già rilevato, l’articolo 54 della CAAS implica necessariamente che esista
una fiducia reciproca degli Stati contraenti nei confronti dei loro rispettivi
sistemi di giustizia penale e che ciascuno di essi accetti l’applicazione del
diritto penale vigente negli altri Stati contraenti, anche quando il ricorso al
proprio diritto nazionale condurrebbe a soluzioni diverse (sentenza dell’11
dicembre 2008, Bourquain, C‑297/07, EU:C:2008:708, punto 37 e giurisprudenza
ivi citata).
51 Tale
fiducia reciproca esige che le autorità competenti interessate del secondo
Stato contraente accettino una decisione definitiva che è stata pronunciata sul
territorio del primo Stato contraente, nei termini in cui essa è stata
comunicata a tali autorità.
52 Tuttavia,
la suddetta fiducia reciproca può affermarsi solo qualora il secondo Stato
contraente sia in grado di accertarsi, sulla base dei documenti trasmessi dal
primo Stato contraente, che la decisione di cui trattasi adottata dalle
autorità competenti di tale primo Stato costituisce effettivamente una
decisione definitiva che contiene un esame della causa nel merito.
53 Pertanto,
come ha rilevato l’avvocato generale ai paragrafi da 74 e 78 e 84 delle sue
conclusioni, non si può considerare che una decisione del pubblico ministero
che pone fine all’azione penale e conclude il procedimento d’istruzione, come
quella di cui trattasi nel procedimento principale, sia stata pronunciata in
seguito ad un esame della causa nel merito e, di conseguenza, qualificarla come
una decisione definitiva ai sensi dell’articolo 54 della CAAS, atteso che
risulta dalla motivazione stessa di tale decisione che manca un’istruzione
approfondita, in assenza della quale potrebbe essere rimessa in discussione la
fiducia reciproca degli Stati membri fra di essi. A tal riguardo, la mancata
audizione della vittima e di un eventuale testimone costituisce un indizio del
fatto che nel procedimento principale non è stata condotta un’istruzione
approfondita.
54 Considerato
quanto precede, occorre rispondere alla seconda questione che il principio del
ne bis in idem sancito all’articolo 54 della CAAS, letto alla luce
dell’articolo 50 della Carta, deve essere interpretato nel senso che una
decisione del pubblico ministero che pone fine all’azione penale e conclude
definitivamente, salvo riapertura o annullamento, il procedimento di istruzione
condotto nei confronti di una persona, senza che siano state irrogate sanzioni,
non può essere considerata una decisione definitiva, ai sensi di tali articoli,
qualora dalla motivazione di tale decisione risulti che il suddetto
procedimento è stato chiuso senza che sia stata condotta un’istruzione
approfondita, laddove la mancata audizione della vittima e di un eventuale
testimone costituisce un indizio dell’assenza di un’istruzione siffatta.
Sulla prima questione
55 Tenuto
conto della soluzione adottata per la seconda questione, non occorre risolvere
la prima questione.
Sulle spese
56 Nei
confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce
un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire
sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni
alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione)
dichiara:
Il principio del ne bis in idem sancito all’articolo
54 della Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen del 14 giugno
1985 tra i governi degli Stati dell’Unione economica Benelux, della Repubblica
federale di Germania e della Repubblica francese relativo all’eliminazione
graduale dei controlli alle frontiere comuni, firmata a Schengen (Lussemburgo)
il 19 giugno 1990, letto alla luce dell’articolo 50 della Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione europea, deve essere interpretato nel senso che una
decisione del pubblico ministero che pone fine all’azione penale e conclude
definitivamente, salvo riapertura o annullamento, il procedimento di istruzione
condotto nei confronti di una persona, senza che siano state irrogate sanzioni,
non può essere considerata una decisione definitiva, ai sensi di tali articoli,
qualora dalla motivazione di tale decisione risulti che il suddetto
procedimento è stato chiuso senza che sia stata condotta un’istruzione
approfondita, laddove la mancata audizione della vittima e di un eventuale
testimone costituisce un indizio dell’assenza di un’istruzione siffatta.
Dal sito http://curia.europa.eu
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