Alfano al question time: il
sindaco non può rigettare il procedimento di cittadinanza
Seduta di mercoledì 10 febbraio 2016
Interrogazione a risposta immediata n. 3-02003 dell’On.le Fedriga sui
chiarimenti in ordine all’esercizio delle funzioni del sindaco quale ufficiale
di Governo nell’ambito del procedimento per la concessione della cittadinanza
Interviene il Ministro dell’Interno Angelino Alfano
PRESIDENTE. L’onorevole Fedriga
ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3–02003, concernente chiarimenti
in ordine all’esercizio delle funzioni del sindaco quale ufficiale di Governo
nell’ambito del procedimento per la concessione della cittadinanza
MASSIMILIANO FEDRIGA. Grazie
Presidente. Ministro, le abbiamo posto questa interrogazione perché credo che
il caso accaduto nel comune di Brugnera possa essere utile anche per chiarire
la situazione a livello nazionale. A Brugnera, le racconto i fatti, come avrà
potuto leggere dall’interrogazione scritta, il sindaco nega di firmare la
cittadinanza a un cittadino di nazionalità nigeriana, signor Intagada, in
quanto di fronte al sindaco stesso e ai funzionari del comune, il signore non
era in grado di leggere in lingua italiana il giuramento e di comprendere le
parole stesse. A questo punto, il prefetto, dopo la comunicazione ricevuta dal
sindaco, scrive allo stesso sindaco dicendo che il primo cittadino di Brugnera
è nella sostanza solo un mero esecutore delle decisioni prese dagli organi
facenti riferimento al Ministero dell’interno e, quindi, deve immediatamente
riproporre il giuramento e firmare per la stessa cittadinanza. In questa interrogazione quindi le chiediamo
se il sindaco, essendo l’ufficiale pubblico che testimonia, insieme ovviamente
a quello delegato per il comune, davanti al giuramento, possa perlomeno
rimandare agli organi preposti, per una valutazione più approfondita, un fatto
che oggettivamente risulta sotto gli occhi di tutti inadeguato per la
concessione della cittadinanza stessa.
PRESIDENTE. Il Ministro
dell’interno, Angelino Alfano, ha facoltà di rispondere.
ANGELINO ALFANO, Ministro
dell’interno. È evidente che l’interrogazione pone il tema della legge, della
bontà della legge esistente e della sua applicazione. In questo momento,
dovendo rispondere all’interrogante, devo rispondere sulla legge esistente, non
sull’eventuale debolezza di essa ma su come si applica la legge esistente.
Dunque la prima cosa che devo fare è premettere che la prestazione del
giuramento da parte dello straniero che acquisisce la cittadinanza italiana non
è una pura formalità, bensì esprime la conferma in modo solenne della volontà
dello straniero di entrare a far parte della comunità nazionale, dunque il
giuramento sugella il procedimento, rappresentando una condizione di efficacia
dell’atto concessorio, che è adottato sempre all’esito di una complessa
attività istruttoria. Il procedimento acquisitivo della cittadinanza richiede
infatti circa due anni per il suo perfezionamento e comprende, tra l’altro, la
verifica dei requisiti reddituali e morali e della permanenza decennale dello
straniero sul territorio nazionale. In questa fase, sebbene non sia
espressamente previsto dalle norme vigenti gli uffici competenti verificano
anche il livello di integrazione dello straniero e il suo grado di conoscenza
linguistica. Questa trafila è stata naturalmente osservata anche nel caso a cui
fanno riferimento gli interroganti, riguardante un cittadino nigeriano che
risulta peraltro inserito nel contesto territoriale, avendo anche per un lungo
periodo lavorato alle dipendenze di una multinazionale che ha sede nella
provincia di Pordenone. Una volta
concluso l’iter e adottato il decreto di concessione della cittadinanza da
parte del Presidente della Repubblica, un’ulteriore verifica, volta ad
asseverare quanto già accertato in sede istruttoria, non è tecnicamente, alla
luce della norma, ammissibile, e sarebbe comunque estranea ai profili e ai
princìpi procedimentali.
È questo il motivo per cui
l’ordinamento non attribuisce, allo stato dell’arte, all’ufficiale di stato
civile e a nessun altro alcun potere di intervento per controllare all’atto del
giuramento l’effettivo stato di conoscenza della lingua italiana ed esercitare
al riguardo una qualsiasi forma di opposizione. Dunque la decisione presa dal
sindaco di Brugnera, che contesta la competenza linguistica dello straniero,
intendendo invalidare l’intero procedimento non appare confortata da
disposizioni normative che ne suffraghino in alcun modo la legittimità e
potrebbe dare luogo, se reiterata, all’esercizio dei poteri sostitutivi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di
replicare l’onorevole Fedriga. Ne ha facoltà.
MASSIMILIANO FEDRIGA. Grazie,
Presidente. Ministro, la ringrazio della risposta tuttavia devo dirle
chiaramente che non siamo soddisfatti perché lei stesso, nella sua risposta, ha
dichiarato che il giuramento non è un atto puramente formale. E come non può
essere un atto puramente formale quando lo straniero che va a fare il
giuramento non è in grado di comprendere ciò che sta giurando, non è in grado
di capire nemmeno, dopo dieci minuti di spiegazione testimoniata non dal
sindaco ma dai funzionari del comune, che il sindaco stesso non avrebbe firmato
la cittadinanza ? Allora il problema –
lo dico a lei come Ministro dell’interno – non è costringere il sindaco o
mandare un commissario ad acta per firmare quella pratica ma è andare a vedere
come vengono fatte le procedure sulla cittadinanza. Altro che due anni di
approfondita analisi per concederla !
Evidentemente non hanno mai parlato con la persona. Il Sindaco non stava
chiedendo di scrivere un tema in italiano magari ispirandosi alle poesie di
Leopardi. Stava semplicemente cercando di far capire e di capire se lo
straniero comprendeva perlomeno il giuramento che questo straniero non aveva
avuto nemmeno la grazia di imparare a memoria se era in difficoltà a parlare la
lingua italiana. Allora sicuramente e probabilmente la legge è da rivedere.
Però non si può far finta che, nella parte antecedente ovvero nell’istruttoria,
la legge non sia stata rispettata perché evidentemente non sono state fatte le
dovute e approfondite analisi. E allora questa è una responsabilità del
Ministero dell’Interno e di chi lo rappresenta e quindi è lei che deve
prendersi l’incarico di richiamare chi non ha fatto queste dovute analisi. E
concludo solo dicendo: mi auguro che ci siano tanti sindaci in questo Paese
come il sindaco di Brugnera che hanno il coraggio prima di tutto di difendere
proprio quel giuramento che lei ha citato e di tutelare tutti i cittadini di
questo Paese affinché sappiano che la cittadinanza non diventa semplicemente
una mera forma di firma su un finto giuramento. Infatti capisco che ormai
l’intenzione è dare la cittadinanza facile a tutti in modo magari da guadagnare
qualche pacchetto di voti, però in questo caso stiamo parlando non di un
diritto ma di una certificazione di un’integrazione che evidentemente non è
avvenuta.
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