giovedì 11 febbraio 2016




Alfano al question time: il sindaco non può rigettare il procedimento di cittadinanza


Seduta di mercoledì 10 febbraio 2016
Interrogazione a risposta immediata n. 3-02003 dell’On.le Fedriga sui chiarimenti in ordine all’esercizio delle funzioni del sindaco quale ufficiale di Governo nell’ambito del procedimento per la concessione della cittadinanza
Interviene il Ministro dell’Interno Angelino Alfano

PRESIDENTE. L’onorevole Fedriga ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3–02003, concernente chiarimenti in ordine all’esercizio delle funzioni del sindaco quale ufficiale di Governo nell’ambito del procedimento per la concessione della cittadinanza

MASSIMILIANO FEDRIGA. Grazie Presidente. Ministro, le abbiamo posto questa interrogazione perché credo che il caso accaduto nel comune di Brugnera possa essere utile anche per chiarire la situazione a livello nazionale. A Brugnera, le racconto i fatti, come avrà potuto leggere dall’interrogazione scritta, il sindaco nega di firmare la cittadinanza a un cittadino di nazionalità nigeriana, signor Intagada, in quanto di fronte al sindaco stesso e ai funzionari del comune, il signore non era in grado di leggere in lingua italiana il giuramento e di comprendere le parole stesse. A questo punto, il prefetto, dopo la comunicazione ricevuta dal sindaco, scrive allo stesso sindaco dicendo che il primo cittadino di Brugnera è nella sostanza solo un mero esecutore delle decisioni prese dagli organi facenti riferimento al Ministero dell’interno e, quindi, deve immediatamente riproporre il giuramento e firmare per la stessa cittadinanza.  In questa interrogazione quindi le chiediamo se il sindaco, essendo l’ufficiale pubblico che testimonia, insieme ovviamente a quello delegato per il comune, davanti al giuramento, possa perlomeno rimandare agli organi preposti, per una valutazione più approfondita, un fatto che oggettivamente risulta sotto gli occhi di tutti inadeguato per la concessione della cittadinanza stessa. 

PRESIDENTE. Il Ministro dell’interno, Angelino Alfano, ha facoltà di rispondere. 

ANGELINO ALFANO, Ministro dell’interno. È evidente che l’interrogazione pone il tema della legge, della bontà della legge esistente e della sua applicazione. In questo momento, dovendo rispondere all’interrogante, devo rispondere sulla legge esistente, non sull’eventuale debolezza di essa ma su come si applica la legge esistente. Dunque la prima cosa che devo fare è premettere che la prestazione del giuramento da parte dello straniero che acquisisce la cittadinanza italiana non è una pura formalità, bensì esprime la conferma in modo solenne della volontà dello straniero di entrare a far parte della comunità nazionale, dunque il giuramento sugella il procedimento, rappresentando una condizione di efficacia dell’atto concessorio, che è adottato sempre all’esito di una complessa attività istruttoria. Il procedimento acquisitivo della cittadinanza richiede infatti circa due anni per il suo perfezionamento e comprende, tra l’altro, la verifica dei requisiti reddituali e morali e della permanenza decennale dello straniero sul territorio nazionale. In questa fase, sebbene non sia espressamente previsto dalle norme vigenti gli uffici competenti verificano anche il livello di integrazione dello straniero e il suo grado di conoscenza linguistica. Questa trafila è stata naturalmente osservata anche nel caso a cui fanno riferimento gli interroganti, riguardante un cittadino nigeriano che risulta peraltro inserito nel contesto territoriale, avendo anche per un lungo periodo lavorato alle dipendenze di una multinazionale che ha sede nella provincia di Pordenone.  Una volta concluso l’iter e adottato il decreto di concessione della cittadinanza da parte del Presidente della Repubblica, un’ulteriore verifica, volta ad asseverare quanto già accertato in sede istruttoria, non è tecnicamente, alla luce della norma, ammissibile, e sarebbe comunque estranea ai profili e ai princìpi procedimentali.
È questo il motivo per cui l’ordinamento non attribuisce, allo stato dell’arte, all’ufficiale di stato civile e a nessun altro alcun potere di intervento per controllare all’atto del giuramento l’effettivo stato di conoscenza della lingua italiana ed esercitare al riguardo una qualsiasi forma di opposizione. Dunque la decisione presa dal sindaco di Brugnera, che contesta la competenza linguistica dello straniero, intendendo invalidare l’intero procedimento non appare confortata da disposizioni normative che ne suffraghino in alcun modo la legittimità e potrebbe dare luogo, se reiterata, all’esercizio dei poteri sostitutivi.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l’onorevole Fedriga. Ne ha facoltà. 

MASSIMILIANO FEDRIGA. Grazie, Presidente. Ministro, la ringrazio della risposta tuttavia devo dirle chiaramente che non siamo soddisfatti perché lei stesso, nella sua risposta, ha dichiarato che il giuramento non è un atto puramente formale. E come non può essere un atto puramente formale quando lo straniero che va a fare il giuramento non è in grado di comprendere ciò che sta giurando, non è in grado di capire nemmeno, dopo dieci minuti di spiegazione testimoniata non dal sindaco ma dai funzionari del comune, che il sindaco stesso non avrebbe firmato la cittadinanza ?  Allora il problema – lo dico a lei come Ministro dell’interno – non è costringere il sindaco o mandare un commissario ad acta per firmare quella pratica ma è andare a vedere come vengono fatte le procedure sulla cittadinanza. Altro che due anni di approfondita analisi per concederla !  Evidentemente non hanno mai parlato con la persona. Il Sindaco non stava chiedendo di scrivere un tema in italiano magari ispirandosi alle poesie di Leopardi. Stava semplicemente cercando di far capire e di capire se lo straniero comprendeva perlomeno il giuramento che questo straniero non aveva avuto nemmeno la grazia di imparare a memoria se era in difficoltà a parlare la lingua italiana. Allora sicuramente e probabilmente la legge è da rivedere. Però non si può far finta che, nella parte antecedente ovvero nell’istruttoria, la legge non sia stata rispettata perché evidentemente non sono state fatte le dovute e approfondite analisi. E allora questa è una responsabilità del Ministero dell’Interno e di chi lo rappresenta e quindi è lei che deve prendersi l’incarico di richiamare chi non ha fatto queste dovute analisi. E concludo solo dicendo: mi auguro che ci siano tanti sindaci in questo Paese come il sindaco di Brugnera che hanno il coraggio prima di tutto di difendere proprio quel giuramento che lei ha citato e di tutelare tutti i cittadini di questo Paese affinché sappiano che la cittadinanza non diventa semplicemente una mera forma di firma su un finto giuramento. Infatti capisco che ormai l’intenzione è dare la cittadinanza facile a tutti in modo magari da guadagnare qualche pacchetto di voti, però in questo caso stiamo parlando non di un diritto ma di una certificazione di un’integrazione che evidentemente non è avvenuta.

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