mercoledì 5 ottobre 2016







Interpellanza urgente n. 2-01479 dell’On. Federica Dieni ed altri sulle iniziative normative per la proroga del termine per l’esercizio dell’opzione di voto da parte dei cittadini italiani che si trovano in un Paese estero in cui non sono anagraficamente residenti


CAMERA DEI DEPUTATI
Assemblea
Seduta di venerdì 30 settembre 2016
Interpellanza urgente n. 2-01479 dell’On. Federica Dieni ed altri sulle iniziative normative per la proroga del termine per l’esercizio dell’opzione di voto da parte dei cittadini italiani che si trovano in un Paese estero in cui non sono anagraficamente residenti.

Interviene il Sottosegretario di Stato Manzione

PRESIDENTE. Passiamo all’interpellanza urgente Dieni ed altri n. 2–01479.
Chiedo alla deputata Federica Dieni se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

FEDERICA DIENI. Grazie, Presidente. L’interpellanza che presento riguarda un aspetto della legge 6 maggio 2015, n. 15, contenente anche il famigerato Italicum, che finora è sfuggita al grande dibattito mediatico ma che, alla vigilia della scadenza del 4 dicembre, diventa quanto mai significativo. Che quella legge, con tutto ciò che include, fosse un insieme incoerente di errori e di forzature non è una novità. Il MoVimento 5 Stelle l’ha contestata con forza quando fu discussa, tanto nel merito quanto per il metodo utilizzato nella sua approvazione. La nostra posizione l’abbiamo ribadita pochi giorni fa, in occasione della discussione sulla mozione presentata dal collega Scotto. È stupefacente, però, come anche sugli aspetti che potrebbero essere condivisibili si trovano veri e propri strafalcioni. Questo è il caso del voto per tutti gli italiani all’estero, un obiettivo che tutti – lo dico a scanso di equivoci – condividiamo. Ma non basta che sia scritto affinché questo diventi effettivo.
Nel gennaio 2015 Renzi scriveva, trionfante e retorico, su Twitter: «Procediamo spediti sulla legge elettorale, felici per i ragazzi Erasmus che vincono la loro battaglia «GenerazioneSenzaVoto». Abbiamo imparato che se dovessimo basarci sulle parole di Renzi l’Italia sarebbe la locomotiva d’Europa, avrebbe risolto qualsiasi problema e il tasso di disoccupazione starebbe precipitando. Sappiamo, quindi, che le parole del Presidente del Consiglio vanno prese con il beneficio del dubbio. Voto agli studenti Erasmus? Macché, verrebbe da rispondere. La possibilità per ogni iscritto all’AIRE è inserita sì nella legge, ma per far valere il proprio diritto al voto bisogna essere ben attrezzati, laureati in Giurisprudenza e veloci come Speedy Gonzales. La norma prevede, infatti, che per votare occorra presentare richiesta su carta libera sottoscritta dall’elettore corredata da copia di valido documento di identità che deve pervenire al comune di iscrizione elettorale entro i dieci giorni successivi dalla data di pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi elettorali. Con le stesse modalità potranno votare i familiari conviventi con i suddetti cittadini. Tradotto: uno studente Erasmus o un lavoratore all’estero che voglia esercitare il proprio diritto di voto dovrà tener monitorato costantemente il sito della Prefettura per vedere quando viene pubblicato il decreto per la convocazione dei comizi elettorali. Appena viene pubblicata la convocazione, dovrà redigere la domanda e fare in modo di farla avere al comune entro dieci giorni. Quindi, vi rendete conto? Solo dieci giorni. Fermo restando che normalmente un ragazzo non passa il suo tempo appunto sul sito della Prefettura, anche nel caso in cui se ne accorgesse probabilmente sarebbe già troppo tardi, ma, anche se fosse, viene da chiedersi se la macchina burocratica di comuni, Ministero degli esteri, Ministero dell’interno è pronta per garantire che i problemi burocratici non ledano il diritto di voto di qualche italiano all’estero. Possiamo dormire sonni tranquilli? Noi ne dubitiamo. La realtà è che il MoVimento 5 Stelle quando il provvedimento era in Parlamento aveva presentato emendamenti che avrebbero sanato questo problema e reso effettivo il voto degli italiani all’estero, ma al tempo l’Italicum era intoccabile, bisognava approvarlo a tutti i costi a colpi di fiducia nonostante lo spirito dei Regolamenti e della stessa Costituzione. Quindi l’unica lettura vera che è stata fatta è la prima lettura che si è tenuta a Montecitorio che contiene tanti e tali schifezze da battere lo stesso Porcellum nella classifica dei peggiori sistemi elettorali. Le disposizioni sul voto degli italiani all’estero e che riguardano sia gli iscritti all’AIRE sia quelli che non lo sono rappresenta una goccia nel mare di una legge mal fatta ma per i non iscritti la situazione diventa più grave perché si tratta di mettere in opera in breve tempo una macchina che non è rodata. Vi invitiamo a porre rimedio prima che sia troppo tardi, il referendum del 4 dicembre è il primo che si tiene dopo che le nuove norme dispiegano completamente i propri effetti e il voto dei cittadini all’estero, oltre a rappresentare un diritto che comunque va garantito, potrebbe potenzialmente dare adito ad errori, o peggio, a brogli tali da sovvertire il risultato elettorale. Non credo di esagerare, basti guardare a quel che è accaduto nel caso del voto per le presidenziali austriache. , se qualcuno poteva far finta di non sapere, da oggi, lo dico chiaramente, non potrà più farlo, ne va della dignità di tutti quei cittadini italiani all’estero, studenti e lavoratori, che state ancora una volta prendendo in giro.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’interno, Domenico Manzione, ha facoltà di rispondere.

DOMENICO MANZIONE, Sottosegretario di Stato per l’interno. Signor Presidente, nell’ottica di garantire la partecipazione alla vita politica del Paese a tutti i cittadini italiani, il legislatore ha riconosciuto al regime per le elezioni politiche e il referendum nazionale il diritto di voto per corrispondenza nella circoscrizione estera, anche agli elettori italiani che per motivi di lavoro, studio o cure mediche si trovano temporaneamente all’estero per un periodo di almeno tre mesi nel quale è legata la data di svolgimento della medesima consultazione elettorale, nonché ai familiari che siano con essi conviventi. L’esercizio del diritto di voto è subordinata all’espressione di un’opzione da far pervenire al comune di iscrizione nelle liste elettorali entro i dieci giorni successivi alla pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi elettorali, avvenuta, per il referendum in questione, nella Gazzetta Ufficiale del 28 settembre scorso come del resto già rammentava l’onorevole Dieni. Di tale termine gli onorevoli interpellanti lamentano l’esiguità chiedendo l’adozione di iniziative atte ad ampliarlo. Al riguardo rappresento che, come già avvenuto per il referendum abrogativo dello scorso aprile relativo alle trivellazioni in mare, l’amministrazione dell’Interno in vista del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre ha emanato due giorni fa una circolare con cui ha dato indicazione ai comuni di considerare valide le opzioni che perverranno entro il trentaduesimo giorno antecedente la votazione, ossia entro il 2 novembre prossimo, anziché l’8 ottobre. Intendo sottolineare che il termine del 2 novembre risulta essere l’ultima data utile per consentire al Ministero dell’interno di trasmettere tempestivamente al Ministero degli affari esteri i nominativi degli optanti ai fini della formazione dell’elenco degli elettori all’estero, elenco necessario alla stampa del materiale elettorale e alla spedizione dei plichi che i consolati devono completare entro il diciottesimo giorno antecedente la votazione. Con la medesima circolare, per agevolare l’esercizio dell’opzione da parte degli elettori interessati, i prefetti sono stati invitati a sensibilizzare le amministrazioni comunali affinché inseriscano nell’homepage del proprio sito un indirizzo di posta elettronica non certificata utile ai fini della trasmissione delle domande medesime.

PRESIDENTE. La deputata Dieni ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.

FEDERICA DIENI. Signor Presidente, no, non sono soddisfatta di questa risposta. Sì, certo, sottosegretario, ora ci dice che si interverrà. Non cambia però la sostanza, il problema sta appunto nella legge, nei tempi stessi in essa previsti e quella legge va cambiata immediatamente, almeno in quella parte. Voi siete convinti che con quella piccola modifica o con qualche campagna informativa tutto può andar bene? Lo vedremo. Noi non abbiamo fiducia in voi perché vi abbiamo visto alla prova dei fatti e pensiamo che molti italiani non riusciranno a votare e tanti saluti al voto per gli studenti Erasmus. D’altra parte non siamo sorpresi, questa promessa va a fare compagnia a quella sul ponte sullo Stretto e ad altre mille che ormai Renzi dispensa a piene mani senza neppure più preoccuparsi della differenza tra sogno e realtà. Vedete noi non ci preoccupiamo neppure più quando il Presidente del Consiglio annuncia qualcosa che riteniamo dannoso, tanto alla fine sappiamo che si ridurrà tutto ad una bolla di sapone. Allo stesso modo però sappiamo che su alcuni temi che noi condividiamo non possiamo contare sulle parole del Governo, noi vogliamo che ai cittadini all’estero, specie i tanti giovani che sono obbligati a uscire da questo Paese per il disastro causato da questa classe politica, venga data la possibilità di votare per cambiare la situazione. Voi invece volete ingannarli due volte, prima garantendo loro che possono votare e poi nei fatti impedirglielo. Ebbene, fino a quando pensate che questo gioco possa reggere? Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre ma non potete ingannare tutti per sempre. La Ministra Boschi invece di essere qui a risolvere questo problema, occuparsi appunto del diritto di voto degli studenti e dei lavoratori all’estero, quindi sia iscritti all’AIRE o meno, ma è in Sud America a spese nostre, a spese dei contribuenti, a fare la sua propaganda a favore del sì renziano, a favore del sì di partito e questo è vergognoso. Torni in Italia a risolvere questa situazione invece di andare con gli aerei in giro perché questo non ce lo possiamo neanche più permettere. Questo comunque non servirà a far cambiare idea su questo Governo e ai tanti ragazzi e lavoratori che sono fuori o che cerca di trovare un posto di lavoro che in Italia è stato negato e che è stato levato attraverso il Jobs Act e altre scelte dissennate a cui avete avuto il coraggio di dare il nome di politica economica. L’abbiamo vista la vostra crescita, quante volte avete dovuto ritoccare il PIL al ribasso quest’anno? Tre, quattro, abbiamo perso il conto. L’Italicum, l’intero impianto che voi avete costruito, va cambiato perché è indecente. Se non lo farete voi siate sicuri che lo faremo tra poco noi. Il 4 dicembre finisce la commedia, spiace soltanto che si chiuda nel modo peggiore per le centinaia di migliaia di italiani all’estero con l’ennesima presa per i fondelli (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

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