Interpellanza urgente n. 2-01479 dell’On. Federica Dieni ed altri sulle
iniziative normative per la proroga del termine per l’esercizio dell’opzione di
voto da parte dei cittadini italiani che si trovano in un Paese estero in cui
non sono anagraficamente residenti
CAMERA DEI DEPUTATI
Assemblea
Seduta di venerdì 30 settembre
2016
Interpellanza urgente n. 2-01479
dell’On. Federica Dieni ed altri sulle iniziative normative per la proroga del
termine per l’esercizio dell’opzione di voto da parte dei cittadini italiani
che si trovano in un Paese estero in cui non sono anagraficamente residenti.
Interviene il Sottosegretario di
Stato Manzione
PRESIDENTE. Passiamo
all’interpellanza urgente Dieni ed altri n. 2–01479.
Chiedo alla deputata Federica
Dieni se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire
in sede di replica.
FEDERICA DIENI. Grazie,
Presidente. L’interpellanza che presento riguarda un aspetto della legge 6
maggio 2015, n. 15, contenente anche il famigerato Italicum, che finora è
sfuggita al grande dibattito mediatico ma che, alla vigilia della scadenza del
4 dicembre, diventa quanto mai significativo. Che quella legge, con tutto ciò
che include, fosse un insieme incoerente di errori e di forzature non è una
novità. Il MoVimento 5 Stelle l’ha contestata con forza quando fu discussa,
tanto nel merito quanto per il metodo utilizzato nella sua approvazione. La
nostra posizione l’abbiamo ribadita pochi giorni fa, in occasione della
discussione sulla mozione presentata dal collega Scotto. È stupefacente, però,
come anche sugli aspetti che potrebbero essere condivisibili si trovano veri e
propri strafalcioni. Questo è il caso del voto per tutti gli italiani
all’estero, un obiettivo che tutti – lo dico a scanso di equivoci – condividiamo.
Ma non basta che sia scritto affinché questo diventi effettivo.
Nel gennaio 2015 Renzi scriveva,
trionfante e retorico, su Twitter: «Procediamo spediti sulla legge elettorale,
felici per i ragazzi Erasmus che vincono la loro battaglia «GenerazioneSenzaVoto».
Abbiamo imparato che se dovessimo basarci sulle parole di Renzi l’Italia
sarebbe la locomotiva d’Europa, avrebbe risolto qualsiasi problema e il tasso
di disoccupazione starebbe precipitando. Sappiamo, quindi, che le parole del
Presidente del Consiglio vanno prese con il beneficio del dubbio. Voto agli
studenti Erasmus? Macché, verrebbe da rispondere. La possibilità per ogni
iscritto all’AIRE è inserita sì nella legge, ma per far valere il proprio
diritto al voto bisogna essere ben attrezzati, laureati in Giurisprudenza e
veloci come Speedy Gonzales. La norma prevede, infatti, che per votare occorra
presentare richiesta su carta libera sottoscritta dall’elettore corredata da
copia di valido documento di identità che deve pervenire al comune di
iscrizione elettorale entro i dieci giorni successivi dalla data di
pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi elettorali. Con le stesse
modalità potranno votare i familiari conviventi con i suddetti cittadini.
Tradotto: uno studente Erasmus o un lavoratore all’estero che voglia esercitare
il proprio diritto di voto dovrà tener monitorato costantemente il sito della
Prefettura per vedere quando viene pubblicato il decreto per la convocazione
dei comizi elettorali. Appena viene pubblicata la convocazione, dovrà redigere
la domanda e fare in modo di farla avere al comune entro dieci giorni. Quindi,
vi rendete conto? Solo dieci giorni. Fermo restando che normalmente un ragazzo
non passa il suo tempo appunto sul sito della Prefettura, anche nel caso in cui
se ne accorgesse probabilmente sarebbe già troppo tardi, ma, anche se fosse,
viene da chiedersi se la macchina burocratica di comuni, Ministero degli
esteri, Ministero dell’interno è pronta per garantire che i problemi
burocratici non ledano il diritto di voto di qualche italiano all’estero.
Possiamo dormire sonni tranquilli? Noi ne dubitiamo. La realtà è che il
MoVimento 5 Stelle quando il provvedimento era in Parlamento aveva presentato
emendamenti che avrebbero sanato questo problema e reso effettivo il voto degli
italiani all’estero, ma al tempo l’Italicum era intoccabile, bisognava
approvarlo a tutti i costi a colpi di fiducia nonostante lo spirito dei
Regolamenti e della stessa Costituzione. Quindi l’unica lettura vera che è
stata fatta è la prima lettura che si è tenuta a Montecitorio che contiene
tanti e tali schifezze da battere lo stesso Porcellum nella classifica dei
peggiori sistemi elettorali. Le disposizioni sul voto degli italiani all’estero
e che riguardano sia gli iscritti all’AIRE sia quelli che non lo sono
rappresenta una goccia nel mare di una legge mal fatta ma per i non iscritti la
situazione diventa più grave perché si tratta di mettere in opera in breve
tempo una macchina che non è rodata. Vi invitiamo a porre rimedio prima che sia
troppo tardi, il referendum del 4 dicembre è il primo che si tiene dopo che le
nuove norme dispiegano completamente i propri effetti e il voto dei cittadini
all’estero, oltre a rappresentare un diritto che comunque va garantito,
potrebbe potenzialmente dare adito ad errori, o peggio, a brogli tali da
sovvertire il risultato elettorale. Non credo di esagerare, basti guardare a
quel che è accaduto nel caso del voto per le presidenziali austriache. , se
qualcuno poteva far finta di non sapere, da oggi, lo dico chiaramente, non
potrà più farlo, ne va della dignità di tutti quei cittadini italiani
all’estero, studenti e lavoratori, che state ancora una volta prendendo in
giro.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di
Stato per l’interno, Domenico Manzione, ha facoltà di rispondere.
DOMENICO MANZIONE,
Sottosegretario di Stato per l’interno. Signor Presidente, nell’ottica di
garantire la partecipazione alla vita politica del Paese a tutti i cittadini
italiani, il legislatore ha riconosciuto al regime per le elezioni politiche e
il referendum nazionale il diritto di voto per corrispondenza nella
circoscrizione estera, anche agli elettori italiani che per motivi di lavoro,
studio o cure mediche si trovano temporaneamente all’estero per un periodo di
almeno tre mesi nel quale è legata la data di svolgimento della medesima
consultazione elettorale, nonché ai familiari che siano con essi conviventi.
L’esercizio del diritto di voto è subordinata all’espressione di un’opzione da
far pervenire al comune di iscrizione nelle liste elettorali entro i dieci
giorni successivi alla pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi
elettorali, avvenuta, per il referendum in questione, nella Gazzetta Ufficiale
del 28 settembre scorso come del resto già rammentava l’onorevole Dieni. Di
tale termine gli onorevoli interpellanti lamentano l’esiguità chiedendo
l’adozione di iniziative atte ad ampliarlo. Al riguardo rappresento che, come
già avvenuto per il referendum abrogativo dello scorso aprile relativo alle
trivellazioni in mare, l’amministrazione dell’Interno in vista del referendum
costituzionale del prossimo 4 dicembre ha emanato due giorni fa una circolare
con cui ha dato indicazione ai comuni di considerare valide le opzioni che
perverranno entro il trentaduesimo giorno antecedente la votazione, ossia entro
il 2 novembre prossimo, anziché l’8 ottobre. Intendo sottolineare che il
termine del 2 novembre risulta essere l’ultima data utile per consentire al
Ministero dell’interno di trasmettere tempestivamente al Ministero degli affari
esteri i nominativi degli optanti ai fini della formazione dell’elenco degli
elettori all’estero, elenco necessario alla stampa del materiale elettorale e
alla spedizione dei plichi che i consolati devono completare entro il
diciottesimo giorno antecedente la votazione. Con la medesima circolare, per
agevolare l’esercizio dell’opzione da parte degli elettori interessati, i
prefetti sono stati invitati a sensibilizzare le amministrazioni comunali
affinché inseriscano nell’homepage del proprio sito un indirizzo di posta
elettronica non certificata utile ai fini della trasmissione delle domande
medesime.
PRESIDENTE. La deputata Dieni ha
facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua
interpellanza.
FEDERICA DIENI. Signor
Presidente, no, non sono soddisfatta di questa risposta. Sì, certo,
sottosegretario, ora ci dice che si interverrà. Non cambia però la sostanza, il
problema sta appunto nella legge, nei tempi stessi in essa previsti e quella
legge va cambiata immediatamente, almeno in quella parte. Voi siete convinti
che con quella piccola modifica o con qualche campagna informativa tutto può
andar bene? Lo vedremo. Noi non abbiamo fiducia in voi perché vi abbiamo visto
alla prova dei fatti e pensiamo che molti italiani non riusciranno a votare e
tanti saluti al voto per gli studenti Erasmus. D’altra parte non siamo
sorpresi, questa promessa va a fare compagnia a quella sul ponte sullo Stretto
e ad altre mille che ormai Renzi dispensa a piene mani senza neppure più
preoccuparsi della differenza tra sogno e realtà. Vedete noi non ci
preoccupiamo neppure più quando il Presidente del Consiglio annuncia qualcosa
che riteniamo dannoso, tanto alla fine sappiamo che si ridurrà tutto ad una
bolla di sapone. Allo stesso modo però sappiamo che su alcuni temi che noi
condividiamo non possiamo contare sulle parole del Governo, noi vogliamo che ai
cittadini all’estero, specie i tanti giovani che sono obbligati a uscire da
questo Paese per il disastro causato da questa classe politica, venga data la
possibilità di votare per cambiare la situazione. Voi invece volete ingannarli
due volte, prima garantendo loro che possono votare e poi nei fatti
impedirglielo. Ebbene, fino a quando pensate che questo gioco possa reggere?
Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre ma non potete
ingannare tutti per sempre. La Ministra Boschi invece di essere qui a risolvere
questo problema, occuparsi appunto del diritto di voto degli studenti e dei
lavoratori all’estero, quindi sia iscritti all’AIRE o meno, ma è in Sud America
a spese nostre, a spese dei contribuenti, a fare la sua propaganda a favore del
sì renziano, a favore del sì di partito e questo è vergognoso. Torni in Italia
a risolvere questa situazione invece di andare con gli aerei in giro perché questo
non ce lo possiamo neanche più permettere. Questo comunque non servirà a far
cambiare idea su questo Governo e ai tanti ragazzi e lavoratori che sono fuori
o che cerca di trovare un posto di lavoro che in Italia è stato negato e che è
stato levato attraverso il Jobs Act e altre scelte dissennate a cui avete avuto
il coraggio di dare il nome di politica economica. L’abbiamo vista la vostra
crescita, quante volte avete dovuto ritoccare il PIL al ribasso quest’anno?
Tre, quattro, abbiamo perso il conto. L’Italicum, l’intero impianto che voi
avete costruito, va cambiato perché è indecente. Se non lo farete voi siate
sicuri che lo faremo tra poco noi. Il 4 dicembre finisce la commedia, spiace
soltanto che si chiuda nel modo peggiore per le centinaia di migliaia di
italiani all’estero con l’ennesima presa per i fondelli (Applausi dei deputati
del gruppo MoVimento 5 Stelle).
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