Interrogazione a risposta immediata n. 3-02567 dell’On. Rondini
sulle iniziative volte ad escludere l’iscrizione anagrafica per gli immigrati
ospitati nei centri di accoglienza, al fine di salvaguardare le risorse
comunali e l’efficienza dei servizi erogati alla cittadinanza
Interrogazione a risposta scritta 4-14520 (ritirata il 18 ottobre 2016)
presentata da RONDINI Marco
testo di Venerdì 14 ottobre 2016,
seduta n. 692
RONDINI, MOLTENI, GUIDESI e
GIANLUCA PINI.
Al Ministro dell’Interno.
Per sapere – premesso che
da alcuni articoli di stampa, tra
cui quello apparso su La verità del 12 ottobre 2016, si apprende che sempre più
immigrati, alloggiati nei diversi e numerosi centri e accoglienza dislocati sul
territorio italiano, hanno avanzato o stanno avanzando ai comuni domanda per
l’iscrizione anagrafica;
a seguito di tale domanda, agli
immigrati che hanno già ottenuto il certificato di residenza, viene conseguentemente
rilasciata la carta di identità e riconosciuto l’accesso ai servizi sociali
erogati dai comuni, che andrebbero, dunque, ad aggiungersi a quelli già
previsti e forniti nell’ambito del servizio di accoglienza;
secondo gli ultimi dati
disponibili, all’11 ottobre 2016 nel sistema accoglienza erano presenti 163.910
immigrati (sebbene il numero sia destinato ad aumentare rapidamente per i
continui sbarchi) e a fronte dell’incremento delle domande per l’iscrizione
anagrafica, le casse comunali, già in difficoltà, sono destinate in breve tempo
al tracollo, soprattutto quelle dei piccoli comuni, dove sono stati alloggiati
dalle prefetture il maggior numero di immigrati nell’ambito dell’accoglienza
cosiddetta «diffusa»;
sempre secondo gli ultimi dati
disponibili, aggiornati al 7 ottobre 2016, circa il 60 per cento delle domande
di protezione internazionale viene denegato già in prima istanza, con la
conseguenza che, benché il certificato di residenza sia provvisorio, nelle more
della sua cancellazione, l’immigrato divenuto irregolare, tuttavia, può godere
di tutti i servizi erogati dal comune, continuando a gravare
sulle casse dello stesso;
numerosi sindaci hanno sollevato
rilievi e proteste già nella primavera scorsa e l’Anci aveva chiesto un
intervento mirato e tempestivo del Governo sulla questione;
nonostante l’avviato «dialogo
aperto», il 17 agosto 2016, pare che il Ministero abbia emanato una circolare e
imposto ai comuni di concedere la residenza agli immigrati ospitati nei centri
di accoglienza, anche per il tramite delle cooperative che hanno in gestione
tali centri;
con la circolare del 17 agosto
2016, il Ministero dell’interno pare però abbia solo precisato che «dalle
disposizioni normative sembra emergere un quadro certo sul diritto del
richiedente protezione internazionale, ospitato presso strutture di accoglienza
e titolare del permesso di soggiorno, all’iscrizione anagrafica ed al rilascio
della carta d’identità», richiamando, nel merito, le disposizioni normative di
cui all’articolo 6, comma 7 del decreto legislativo 23 luglio 1998 n. 286,
(testo unico sull’immigrazione) e l’articolo 5, comma 3 del decreto legislativo
8 agosto 2015, n. 142;
benché l’articolo 5, comma 3 del
decreto legislativo n. 142 del 2015, al fine di considerare il centro quale
dimora abituale, faccia riferimento ai centri di cui agli articoli 9, 11 e 14,
tuttavia, nelle strutture di cui all’articolo 11, nell’ambito dei quali sono
accolti la maggioranza dei richiedenti protezione internazionale, l’accoglienza
dovrebbe essere solo temporanea;
si registrano le istanze e le
proteste di numerosi sindaci, sui quali di fatto viene scaricato in ultima
istanza il costo dell’accoglienza, con conseguente danno e riduzione dei
servizi erogati alla cittadinanza –:
se il Ministro interrogato sia a
conoscenza di quanto riportato in premessa e se ciò corrisponda al vero e quali
iniziative intenda adottare per modificare l’attuale normativa affinché non sia
consentita l’iscrizione anagrafica, con il conseguente rilascio della carta di
identità e l’accesso ai servizi sociali erogati dai comuni, agli immigrati
ospitati nei centri di accoglienza, a fronte dei rilievi e delle richieste
avanzate dai sindaci e per i motivi sopra esposti.
CAMERA DEI DEPUTATI
Assemblea
Seduta di mercoledì 19 ottobre 2016
Interrogazione a risposta immediata n. 3-02567 dell’On. Rondini
sulle iniziative volte ad escludere l’iscrizione anagrafica per gli immigrati
ospitati nei centri di accoglienza, al fine di salvaguardare le risorse
comunali e l’efficienza dei servizi erogati alla cittadinanza
Interviene il Ministro
dell’interno Angelino Alfano
PRESIDENTE. L’onorevole Rondini
ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3–02567, per un minuto.
MARCO RONDINI. Grazie,
Presidente. Noi chiediamo al signor Ministro di intervenire su una questione,
che è rimbalzata agli onori della cronaca, che ci ha dato conto del fatto che
molti immigrati presenti nel variegato mondo del sistema dell’accoglienza oggi
avanzano la richiesta di ottenere la carta di identità e l’iscrizione
anagrafica. La preoccupazione che noi manifestiamo al Ministro è la
preoccupazione dei sindaci, dei primi cittadini, che temono, a ragione secondo
noi, di vedere questi immigrati poter accedere anche ai servizi sociali che i
comuni erogano e che fanno fatica oggi, magari, ad erogare a favore dei propri
cittadini. Ecco, noi chiediamo, quindi, urgentemente al Ministro di intervenire
affinché questa possibilità non si manifesti, per salvaguardare in particolare
i primi cittadini e i servizi sociali che loro dovrebbero erogare prima di
tutto ai cittadini italiani.
PRESIDENTE. Il Ministro
dell’Interno, Angelino Alfano, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
ANGELINO ALFANO, Ministro
dell’Interno. Ringrazio l’onorevole interrogante, perché anch’io ho letto la
stampa alla quale lui si riferisce, e dunque questa interrogazione mi dà l’opportunità
di entrare nel merito di quanto scritto su qualche articolo che ho avuto modo
di leggere. Nessuna residenza anagrafica agli stranieri irregolari e nessuna
mia circolare a tal proposito, questo è il punto. Non c’è nessuna residenza per
gli stranieri irregolari, nessuna residenza anagrafica, ed io non ho fatto una
circolare a tal proposito. Tengo a precisare che l’iscrizione e le variazioni
nei registri anagrafici sono previste per i soli cittadini stranieri,
regolarmente residenti in Italia, in possesso di un regolare permesso di
soggiorno e per i richiedenti asilo ospitati nei centri di accoglienza, per i
quali il Centro rappresenta il luogo di dimora abituale ai fini della
iscrizione cui ho fatto riferimento. Quindi non c’è nessuna, nessuna, nessuna
innovazione rispetto a quanto disposto dal testo unico dell’immigrazione che mi
precede e che precede il mio arrivo al Viminale e dal decreto legislativo,
dunque nessuna innovazione anche dal decreto legislativo n. 142 del 2015, che
sono le due fonti che disciplinano la materia e nessuna innovazione è stata
apportata a queste due fonti dunque e la circolare alla quale si fa riferimento
circolare non è, perché io non ho firmato nessuna circolare, ho firmato una
nota di chiarimento, fornendola ad una prefettura in risposta ad uno specifico
quesito sulla materia. È sempre dunque una fonte primaria, per di più di
derivazione comunitaria, ad avere confermato per i richiedenti la protezione
internazionale e il diritto alla iscrizione anagrafica. La fonte nazionale è il
decreto legislativo n. 142 del 2015 che, in associazione, in combinato disposto
con il testo unico sull’immigrazione, regola a livello nazionale la materia e
la fonte comunitaria è data dalle direttive n. 32 e 33 del 2013. Detto tutto
questo, per esplicitare in termini tecnici una risposta, che spero sia molto
chiara, aggiungo che mai nessun profugo precederà un italiano nella erogazione
dei servizi che gli enti e le istituzioni italiane devono
agli italiani.
PRESIDENTE. L’onorevole Rondini
ha facoltà di replicare per due minuti.
MARCO RONDINI. Noi riteniamo che
la sua risposta vada semplicemente a confermare ancora una volta la volontà di
questo Governo di perseverare nella politica delle porte aperte, aggravata fra
l’altro dalla scelta di garantire comunque dei diritti a dei clandestini,
perché – se è vero, come è vero – come dice lei, che lei fa riferimento a un
testo unico sull’immigrazione che esisteva prima del suo mandato da Ministro, è
altrettanto vero che le proporzioni del fenomeno non erano quelle attuali ed è
altrettanto vero che i timori dei sindaci paiono non essere completamente
infondati. Io le ricordo solo alcuni numeri del disastro che avete provocato.
Dal 2013 ad oggi sono arrivate in Italia 512.000 persone, di queste solamente
260.000 hanno avanzato una richiesta di protezione internazionale, quindi vuol
dire che 250.000 persone sono a tutti gli effetti dei clandestini che circolano
liberamente sul territorio. Al danno, in termini di sicurezza, a cui ci
rimandano questi numeri, c’è il danno in termini economici provocato dalla
spesa che abbiamo sostenuto. Dal 2013 al 2015 l’Italia ha speso 6 miliardi e
300 milioni per l’accoglienza e nell’anno in corso si prevede di spendere 4
miliardi 227 milioni, a fronte di una previsione di spesa di soli 600 milioni per
affrontare la cosiddetta emergenza povertà che coinvolge quattro milioni e
mezzo di cittadini italiani che si trovano in uno stato di povertà assoluta.
Non contenti dei danni che avete
causato in termini economici e di sicurezza, oggi, con note, non con circolari
– perché lei dice che non è una circolare – condite e preannunciate con la
solita retorica, volete piegare i sindaci alla vostra volontà politica e
utilizzate il metodo del bastone e della carota con i primi cittadini: un
giorno promettete 500 euro a clandestino per le amministrazioni disposte a
farsi comperare e il giorno dopo li obbligate a dar seguito alla vostra
scellerata accoglienza diffusa o, come nel caso oggetto della nostra
interrogazione, a regalare la carta di identità e la residenza ai clandestini,
con tutto ciò che ne consegue, nonostante quello che ci dite, che potranno così
accedere a una serie di servizi che i comuni faticano a garantire ai loro
cittadini. Voi portate la responsabilità
morale delle inevitabili tensioni sociali che la vostra scellerata politica
agevola (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei
Popoli-Noi con Salvini).
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