Corte di Giustizia UE 20 ottobre 2016, n. C-429/15
Rinvio pregiudiziale – Direttiva 2004/83/CE – Norme minime
sulle condizioni per il riconoscimento dello status di rifugiato o di
beneficiario della protezione sussidiaria – Norma procedurale nazionale che
prevede, per proporre una domanda di protezione sussidiaria, un termine di
quindici giorni lavorativi a decorrere dalla notifica del rigetto della domanda
di asilo – Autonomia procedurale degli Stati membri – Principio di
equivalenza – Principio di effettività – Regolare svolgimento del
procedimento di esame della domanda di protezione sussidiaria – Regolare
svolgimento della procedura di rimpatrio – Incompatibilità
Il principio di effettività deve essere interpretato nel senso che osta
ad una norma procedurale nazionale, come quella oggetto del procedimento
principale, che assoggetta una domanda volta ad ottenere lo status di
protezione sussidiaria ad un termine di decadenza di quindici giorni lavorativi
a decorrere dalla notifica, da parte dell’autorità competente, della
possibilità, per un richiedente asilo la cui domanda sia stata respinta, di
presentare una siffatta domanda
Nella causa C‑429/15,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale
proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dalla Court of
Appeal (Corte d’appello, Irlanda), con decisione del 29 luglio 2015, pervenuta
in cancelleria il 5 agosto 2015, nel procedimento
Evelyn
Danqua
contro
Minister
for Justice and Equality,
Ireland,
Attorney General,
LA CORTE
(Terza Sezione),
composta da L. Bay Larsen (relatore), presidente di
sezione, M. Vilaras, J. Malenovský, M. Safjan e D. Šváby,
giudici,
avvocato generale: Y. Bot
cancelliere: K. Malacek, amministratore
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza
del 16 giugno 2016,
considerate le osservazioni presentate:
– per
E Danqua, da M. Trayers, solicitor, P. O’Shea, BL, e
C. Power, SC;
– per il
Minister for Justice and Equality, da R. Cotter e E. Creedon, in
qualità di agenti, assistiti da F. O’Sullivan, BL, e R. Barron, SC;
– per la Commissione europea,
da M. Condou-Durande e A. X. Lewis, in qualità di agenti,
sentite le conclusioni dell’avvocato generale,
presentate all’udienza del 29 giugno 2016,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1 La
domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione del principio di
equivalenza.
2 Tale
domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia che contrappone la
sig.ra Evelyn Danqua, cittadina ghanese, al Minister for Justice and
Equality (Ministro della Giustizia e delle Pari Opportunità, Irlanda; in
prosieguo: il «Ministro»), all’Irlanda e all’Attorney General riguardo al
rifiuto del Ministro di esaminare la domanda dell’interessata, volta ad
ottenere lo status di protezione sussidiaria.
Contesto normativo
Direttiva 2004/83/CE
3 A
norma dell’articolo 2, lettere a), e) e f), della direttiva 2004/83/CE del
Consiglio, del 29 aprile 2004, recante norme minime sull’attribuzione, a
cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona
altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul
contenuto della protezione riconosciuta (GU 2004, L 304, pag. 12)
doveva intendersi per:
«a) “protezione
internazionale”: lo status di rifugiato e di protezione sussidiaria quale
definito alle lettere d) e f);
(...)
e) “persona
ammissibile alla protezione sussidiaria”: cittadino di un paese terzo (...) che
non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato ma nei cui
confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel paese di
origine (...), correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno come
definito all’articolo 15 (...)
f) “status di
protezione sussidiaria”: il riconoscimento, da parte di uno Stato membro, di un
cittadino di un paese terzo (…) quale persona avente titolo alla protezione
sussidiaria».
4 L’articolo
18 di tale direttiva stabiliva quanto segue:
«Gli Stati membri riconoscono lo status di protezione
sussidiaria a un cittadino di un paese terzo (…) ammissibile a beneficiare
della protezione sussidiaria in conformità dei capi II e V».
Direttiva 2005/85/CE
5 La
direttiva 2005/85/CE del Consiglio, del 1° dicembre 2005, recante norme
minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento
e della revoca dello status di rifugiato (GU 2005, L 326, pag. 13, e
rettifica in GU 2006, L 236, pag. 36), precisa, in particolare, i
diritti dei richiedenti asilo.
6 Conformemente
all’articolo 3, paragrafo 1, di tale direttiva, essa si applica a tutte le
domande di asilo presentate nel territorio degli Stati membri.
7 L’articolo
3, paragrafo 3, di tale direttiva, prevede quanto segue:
«Qualora gli Stati membri utilizzino o avviino un
procedimento in cui le domande di asilo sono esaminate sia quali domande a
norma della convenzione [sullo status dei rifugiati, firmata a Ginevra il 28
luglio 1951 (Recueil des traités des Nations unies, vol. 189,
pag. 150, n. 2545 1954)], sia quali domande concernenti altri tipi di
protezione internazionale a seconda delle circostanze definite dall’articolo 15
della direttiva [2004/83], essi applicano la presente direttiva nel corso
dell’intero procedimento».
Procedimento principale e questioni pregiudiziali
8 Emerge
dal fascicolo sottoposto alla Corte che, il 13 aprile 2010, la
sig.ra Danqua, cittadina ghanese, ha presentato in Irlanda una domanda
volta ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, motivata dal suo
timore di essere sottoposta alla pratica della trokosi, una forma di
schiavitù rituale praticata in Ghana che riguarda prevalentemente le donne.
9 Il
Refugee Applications Commissionner (Commissario incaricato delle domande di
concessione dello status di rifugiato, Irlanda), in una relazione del 16 giugno
2010, ha formulato una raccomandazione negativa relativamente a tale domanda, a
motivo dei dubbi sulla veridicità di quanto in essa affermato. Tale
raccomandazione è stata confermata in appello dal Refugee Appeals Tribunal
(Tribunale d’appello per i rifugiati, Irlanda) con decisione del 13 gennaio
2011.
10 Il
9 febbraio 2011, il Ministro ha notificato alla sig.ra Danqua la decisione
di rigetto della sua domanda di asilo e l’intenzione di ordinare il suo accompagnamento
alla frontiera (proposal to deport), informando, in particolare,
l’interessata della possibilità di presentare, entro il termine di quindici
giorni lavorativi dalla suddetta notifica, una domanda di protezione
sussidiaria.
11 A
seguito di tale decisione, il Refugee Legal Service (Servizio di assistenza
legale, Irlanda) ha informato la sig.ra Danqua che, a motivo di tale
rigetto, non l’avrebbe assistita nelle pratiche per ottenere la protezione
sussidiaria.
12 Il
Servizio di assistenza legale ha tuttavia presentato a nome della
sig.ra Danqua una domanda di permesso di soggiorno per motivi umanitari.
13 Con
lettera del 23 settembre 2013, il Ministro ha informato la sig.ra Danqua
che tale domanda era stata respinta e che il 17 settembre 2013 era stata
adottata una decisione di espatrio nei confronti dell’interessata.
14 La
sig.ra Danqua ha quindi depositato, l’8 ottobre 2013, una domanda di
protezione sussidiaria.
15 Con
lettera del 5 novembre 2013, il Ministro ha informato la sig.ra Danqua che
la sua domanda, volta ad ottenere il beneficio dello status di protezione
sussidiaria, non poteva essere accolta poiché non era stata presentata nel
termine di quindici giorni lavorativi, come specificato nella notifica della
decisione del Ministro del 9 febbraio 2011, recante rigetto della domanda
d’asilo dell’interessata.
16 La
sig.ra Danqua ha impugnato tale decisione dinanzi all’High Court (Alta
Corte, Irlanda), adducendo, in particolare, una violazione del principio di equivalenza,
a causa dell’obbligo, per il richiedente la protezione sussidiaria, di
rispettare un termine come quello controverso nel procedimento principale per
presentare una domanda di protezione sussidiaria, mentre un simile termine non
era previsto per la presentazione di una domanda di asilo.
17 Con
sentenza del 16 ottobre 2014, l’High Court (Alta Corte) ha respinto il ricorso
della sig.ra Danqua ritenendo, in particolare, che il principio di
equivalenza non fosse applicabile alla fattispecie in quanto l’interessata
paragonava due norme procedurali fondate sul diritto dell’Unione.
18 Il
13 novembre 2014, la sig.ra Danqua ha interposto appello avverso detta
sentenza dinanzi alla Court of Appeal (Corte d’appello). L’interessata ha
reiterato dinanzi a tale giudice il suo argomento secondo il quale l’obbligo,
per il richiedente la protezione sussidiaria, di rispettare un termine come
quello controverso nel procedimento principale violava il principio di
equivalenza, in quanto non sussisterebbe un termine siffatto applicabile alle
persone che presentano una domanda volta ad ottenere lo status di rifugiato.
19 La Court of Appeal (Corte
d’appello), pur interrogandosi sulla pertinenza del principio di equivalenza
nella presente causa, è del parere che una domanda di asilo possa costituire un
termine di paragone adeguato al fine di garantire il rispetto del principio di
equivalenza.
20 A
tal proposito, il giudice del rinvio adduce che, sebbene la maggioranza delle
domande di asilo sia trattata secondo il regime istituito dalla direttiva
2004/83, gli Stati membri possono sempre, almeno in teoria, concedere l’asilo
in base al loro diritto nazionale. Entro tali termini, le domande di asilo
potrebbero rientrare, in parte, nel diritto dell’Unione e in parte in quello
nazionale.
21 Relativamente
all’obbligo, per il richiedente la protezione sussidiaria, di rispettare un
termine come quello controverso nel procedimento principale per presentare una
domanda di protezione sussidiaria, il giudice del rinvio ritiene che tale
termine sia giustificato da considerazioni obiettive. Infatti, la normativa
nazionale in vigore prima della pronuncia della sentenza dell’8 maggio 2014, N.
(C‑604/12, EU:C:2014:302), sarebbe stata caratterizzata dall’esistenza di due
procedure distinte e successive ai fini dell’esame, rispettivamente, della
domanda di asilo e della domanda di protezione sussidiaria, che subordinava
l’esame della domanda di protezione sussidiaria al previo rigetto della domanda
volta ad ottenere lo status di rifugiato.
22 Secondo
tale giudice la normativa in vigore all’epoca dei fatti oggetto del
procedimento principale perseguiva lo scopo di garantire che le domande di
protezione internazionale fossero trattate entro un lasso di tempo ragionevole.
23 È
in tale contesto che la Court
of Appeal (Corte d’appello) ha deciso di sospendere il procedimento e di
sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1) Se una
domanda di asilo disciplinata da una normativa nazionale che riflette gli
obblighi di uno Stato membro ai sensi della [direttiva 2004/83] possa essere
considerata un termine di paragone adeguato per una domanda di protezione
sussidiaria ai fini del principio di equivalenza.
2) In caso di
risposta affermativa alla prima questione, se sia rilevante a tale proposito il
fatto che il termine imposto per la presentazione delle domande di protezione
sussidiaria persegue l’importante obiettivo di garantire che le domande di
protezione internazionale siano trattate entro un termine ragionevole».
Sulle questioni pregiudiziali
24 Con
le sue due questioni, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del
rinvio chiede, sostanzialmente, se il principio di equivalenza debba essere
interpretato nel senso che esso osta ad una norma procedurale nazionale, come
quella oggetto del procedimento principale, la quale assoggetta una domanda
volta al riconoscimento dello status di protezione sussidiaria ad un termine di
decadenza di quindici giorni lavorativi a decorrere dalla notifica, da parte
dell’autorità competente, della possibilità, per il richiedente asilo la cui
domanda è stata respinta, di presentare una siffatta domanda.
25 In
via preliminare occorre ricordare che la direttiva 2004/83 non contempla norme
procedurali applicabili all’esame di una domanda di protezione internazionale.
26 La
direttiva 2005/85 stabilisce, da parte sua, norme minime per le procedure
d’esame delle domande di protezione internazionale e precisa i diritti dei
richiedenti asilo. L’articolo 3, paragrafi 1 e 3, di tale direttiva precisa che
quest’ultima si applica alle domande di asilo che venivano esaminate sia quali
domande fondate sulla convenzione sullo status dei rifugiati, firmata a Ginevra
il 28 luglio 1951, sia quali domande concernenti altri tipi di protezione
internazionale a seconda delle circostanze definite dall’articolo 15 della
direttiva 2004/83.
27 La Corte ha quindi statuito che
la direttiva 2005/85 non si applica alle domande di protezione sussidiaria,
salvo il caso in cui uno Stato membro abbia istituito una procedura unica
nell’ambito della quale esamina una domanda alla luce delle due forme di
protezione internazionale, vale a dire quella relativa allo status di rifugiato
e quella attinente alla protezione sussidiaria (sentenza dell’8 maggio 2014,
N., C‑604/12, EU:C:2014:302, punto 39).
28 Emerge
dal fascicolo che non era questa, tuttavia, la situazione in Irlanda all’epoca
dei fatti oggetto del procedimento principale.
29 Ne
consegue che, in mancanza di norme stabilite dal diritto dell’Unione
riguardanti le modalità procedurali relative alla presentazione e all’esame di
una domanda di protezione sussidiaria applicabili in Irlanda, spetta
all’ordinamento giuridico interno di tale Stato membro disciplinare tali
modalità, garantendo nel contempo che dette modalità, da un lato, non siano
meno favorevoli di quelle che disciplinano situazioni analoghe assoggettate al
diritto interno (principio di equivalenza) e, dall’altro, non rendano in
pratica impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti
conferiti dal diritto dell’Unione (principio di effettività) (v., in tal senso,
sentenza dell’8 maggio 2014, N., C‑604/12, EU:C:2014:302, punto 41 e
giurisprudenza ivi citata).
30 Relativamente
al principio di equivalenza, occorre rammentare che il rispetto di tale
principio presuppone che la norma nazionale si applichi indistintamente ai
procedimenti fondati sul diritto dell’Unione e a quelli fondati sul diritto
nazionale (v., in tal senso, sentenza del 28 gennaio 2015, ÖBB Personenverkehr,
C‑417/13, EU:C:2015:38, punto 74).
31 Il
giudice del rinvio esprime dubbi sulla questione se una domanda volta al
riconoscimento dello status di rifugiato possa essere considerata un termine di
paragone adeguato per una domanda volta ad ottenere lo status di protezione
sussidiaria al fine di garantire il rispetto di tale principio.
32 Orbene,
nella fattispecie, come rilevato dall’avvocato generale ai paragrafi 54 e 58
delle sue conclusioni, la situazione di cui al procedimento principale riguarda
due domande fondate sul diritto dell’Unione, cioè la domanda dell’interessata
diretta ad ottenere il beneficio dello status di rifugiato e la sua domanda
volta ad ottenere lo status di protezione sussidiaria.
33 Occorre,
peraltro, sottolineare che, secondo la formulazione stessa della prima
questione, la normativa nazionale che disciplina l’esame delle domande d’asilo
«riflette» gli obblighi degli Stati membri ai sensi della direttiva 2004/83.
34 Inoltre,
non emerge dagli elementi di cui dispone la Corte che il diritto irlandese in materia di
asilo contenga norme sostanziali nazionali che integrano il diritto
dell’Unione.
35 Alla
luce di quanto suesposto, si deve constatare che, in una situazione come quella
oggetto del procedimento principale, relativa a due tipi di procedimenti
fondati, entrambi, sul diritto dell’Unione, l’invocazione del principio di
equivalenza è priva di rilevanza.
36 Ciò
premesso, secondo una costante giurisprudenza, nell’ambito della procedura di
cooperazione tra i giudici nazionali e la Corte istituita dall’articolo 267 TFUE,
spetta a quest’ultima fornire al giudice nazionale una soluzione utile che gli
consenta di dirimere la controversia ad esso sottoposta. In tale prospettiva,
spetta alla Corte, se del caso, riformulare le questioni ad essa deferite
(sentenza del 28 aprile 2016, Oniors Bio, C‑233/15, EU:C:2016:305, punto 30 e
giurisprudenza ivi citata).
37 Inoltre,
spetta alla Corte fornire al giudice nazionale tutti gli elementi
interpretativi del diritto dell’Unione che possano risultare utili per definire
la controversia sottoposta al suo esame, a prescindere dal fatto che detto
giudice vi abbia o meno fatto riferimento nel formulare la propria questione
(v., in tal senso, sentenza 21 febbraio 2006, Ritter-Coulais, C‑152/03,
EU:C:2006:123, punto 29 e giurisprudenza ivi citata).
38 Nella
fattispecie, a tal fine, occorre intendere le due questioni sottoposte dal
giudice del rinvio come volte ad accertare se il principio di effettività debba
essere interpretato nel senso che esso osta ad una norma procedurale nazionale,
come quella oggetto del procedimento principale, la quale assoggetta una
domanda volta ad ottenere lo status di protezione sussidiaria ad un termine di
decadenza di quindici giorni lavorativi a decorrere dalla notifica, da parte
dell’autorità competente, della possibilità, per il richiedente asilo la cui
domanda è stata respinta, di presentare una siffatta domanda.
39 Relativamente
a tale principio, come rammentato al punto 29 della presente sentenza, una
norma procedurale nazionale, come quella oggetto del procedimento principale,
non deve essere tale da rendere in pratica impossibile o eccessivamente
difficile l’esercizio dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico
dell’Unione. Quindi, una siffatta norma deve consentire, nella fattispecie,
l’effettivo accesso delle persone che presentano una domanda di protezione
sussidiaria ai diritti loro conferiti dalla direttiva 2004/83.
40 Occorre
pertanto esaminare la questione se un individuo, come la sig.ra Danqua,
che chiede di beneficiare della protezione sussidiaria, sia concretamente in
misura di fare valere i diritti ad esso riconosciuti dalla direttiva 2004/83,
cioè, nella fattispecie, il diritto di presentare una domanda volta ad ottenere
tale protezione e, nel caso in cui i requisiti richiesti per poter beneficiare
della citata protezione siano soddisfatti, quello di ottenere lo status
conferito da quest’ultima.
41 Emerge
dalla decisione di rinvio nonché dal fascicolo sottoposto alla Corte che,
secondo la norma procedurale nazionale controversa nel procedimento principale,
il richiedente una protezione sussidiaria, in linea di principio, non può più
presentare una domanda diretta ad ottenere il beneficio dello status conferito
da tale protezione una volta decorso il termine di quindici giorni lavorativi a
partire dalla notifica del rigetto della sua domanda volta ad ottenere lo
status di rifugiato.
42 A
tal riguardo, occorre ricordare che la
Corte ha già affermato che ciascun caso in cui si pone la
questione se una norma procedurale nazionale renda impossibile o eccessivamente
difficile l’applicazione del diritto dell’Unione dev’essere esaminato tenendo
conto del ruolo di detta norma nell’insieme del procedimento, dello svolgimento
e delle peculiarità dello stesso, dinanzi ai vari organi giurisdizionali
nazionali. Sotto tale profilo si devono considerare segnatamente, se
necessario, la tutela dei diritti della difesa, il principio della certezza del
diritto e il regolare svolgimento del procedimento (v., in tal senso, sentenza
dell’11 novembre 2015, Klausner Holz Niedersachsen, C‑505/14, EU:C:2015:742,
punto 41 e giurisprudenza ivi citata).
43 Nella
fattispecie occorre esaminare, più in particolare, se un termine di decadenza,
come quello oggetto del procedimento principale, possa essere giustificato al
fine di assicurare il regolare svolgimento del procedimento di esame di una
domanda di protezione sussidiaria, alla luce delle conseguenze che ne
discendono per l’applicazione del diritto dell’Unione (v., per analogia,
sentenza del 3 settembre 2009, Fallimento Olimpiclub, C‑2/08, EU:C:2009:506,
punto 28).
44 Quanto
ai termini di decadenza, la
Corte ha parimenti affermato che spetta agli Stati membri
determinare, per le normative nazionali che rientrano nella sfera
d’applicazione del diritto dell’Unione, termini in funzione, segnatamente,
della rilevanza che le decisioni da adottare rivestono per gli interessati,
della complessità dei procedimenti e della legislazione da applicare, del
numero di soggetti che possono essere coinvolti e degli altri interessi
pubblici o privati che devono essere presi in considerazione (v., in tal senso,
sentenza del 29 ottobre 2009, Pontin, C‑63/08, EU:C:2009:666, punto 48).
45 Orbene,
per quanto riguarda la normativa controversa nel procedimento principale,
occorre rilevare che, come sottolineato dall’avvocato generale ai paragrafi da
75 a 78 delle sue conclusioni, il procedimento di esame delle domande di
protezione sussidiaria riveste un’importanza particolare in quanto consente di
garantire ai richiedenti la protezione internazionale la tutela dei propri
diritti essenziali mediante la concessione di una siffatta protezione.
46 In
questo contesto, tenuto conto delle difficoltà che possono presentarsi a
siffatti richiedenti a causa, in particolare, della situazione umana e
materiale difficile in cui essi possono trovarsi, occorre constatare che un
termine di decadenza come quello oggetto del procedimento principale risulta
essere particolarmente breve e non garantisce, in concreto, a tutti questi
richiedenti l’effettiva possibilità di presentare una domanda volta ad ottenere
la protezione sussidiaria e, se del caso, ottenere lo status conferito da tale
protezione. Un siffatto termine non può quindi essere ragionevolmente
giustificato ai fini di garantire il regolare svolgimento del procedimento di
esame di una domanda di concessione di tale status.
47 Tale
conclusione non può, peraltro, essere messa in discussione dalla necessità di
garantire l’efficacia delle procedure di rimpatrio, nei limiti in cui il
termine oggetto del procedimento principale non è direttamente collegato alla
procedura di rimpatrio, bensì al rigetto della domanda volta ad ottenere lo
status di rifugiato.
48 Occorre
pertanto concludere che una norma procedurale nazionale, come quella oggetto
del procedimento principale, è tale da compromettere l’effettività dell’accesso
dei richiedenti la protezione sussidiaria ai diritti che sono loro riconosciuti
dalla direttiva 2004/83.
49 In
base alle suesposte considerazioni, si deve rispondere alle questioni
sottoposte che il principio di effettività deve essere interpretato nel senso
che osta ad una norma procedurale nazionale, come quella oggetto del
procedimento principale, che assoggetta una domanda volta ad ottenere lo status
di protezione sussidiaria ad un termine di decadenza di quindici giorni
lavorativi a decorrere dalla notifica, da parte dell’autorità competente, della
possibilità, per un richiedente asilo la cui domanda sia stata respinta, di
presentare una siffatta domanda.
Sulle spese
50 Nei
confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce
un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire
sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni
alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione)
dichiara:
Il principio di effettività deve essere
interpretato nel senso che osta ad una norma procedurale nazionale, come quella
oggetto del procedimento principale, che assoggetta una domanda volta ad
ottenere lo status di protezione sussidiaria ad un termine di decadenza di
quindici giorni lavorativi a decorrere dalla notifica, da parte dell’autorità
competente, della possibilità, per un richiedente asilo la cui domanda sia
stata respinta, di presentare una siffatta domanda.
Firme
Dal sito http://curia.europa.eu
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